Nomadi: Santerini, da Salvini solo odio ed intolleranza

(ANSA) – ROMA, 8 APR – “Con le ruspe per i campi Rom Salvini conferma una politica dell’odio e dell’intolleranza. Noi, al contrario, chiediamo rispetto per i diritti dei bambini Rom, sostegno alla scolarizzazione, integrazione sociale e lavorativa, e soprattutto il superamento dei campi con politiche
positive. I fondi a disposizione, invece di essere spesi per le politiche d’integrazione, sono impiegati purtroppo per gli sgomberi, effettuati senza garanzie alternative per le famiglie che perdono un qualsiasi punto di riferimento”. Lo ha affermato la deputata Milena Santerini, componente del gruppo ‘Per
l’Italia-Centro Democratico’ ed esponente di Democrazia Solidale, intervenendo al Convegno “International Roma Day 2015.
Rom e Sinti tra scuola e lavoro” organizzato da Unar, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Miur, Anci e Universita’ Cattolica di
Milano.
‘Ignoranza e pregiudizio – ha sottolineato Santerini – rendono difficile l’integrazione di queste famiglie, per la meta’ italiane. I rom in Italia sono solo lo 0,2 per cento della popolazione, una delle e percentuali piu’ basse d’Europa, eppure un terzo degli italiani pensa che siano tra 1 o 2 milioni.
L’anniversario del Romano Dives, Giornata internazionale dei Rom e Sinti, e’ l’occasione per conoscere meglio questa realta’
giovane composta per oltre la meta’ da ragazzi con meno di 20 anni e per porre mano davvero alla Strategia nazionale di
inclusione, come ha chiesto anche il Commissario ai Diritti umani del Consiglio d’Europa, Nils Muiznieks”.(ANSA).

Il senso dell’Europa per il nemico

Il “nemico” è dentro o fuori? Il caso dell’aereo caduto sulle Alpi francesi con 149 vittime a causa di un suicidio-omicidio del co-pilota dovrebbe farci riflettere. Il giovane, molto probabilmente con problemi mentali, in un momento di profondo offuscamento, ha chiuso fuori dalla cabina di pilotaggio il comandante e ha fatto schiantare l’aereo con tutti i passeggeri a terra. La porta, che dall’esterno il primo pilota e altri non sono riusciti a forzare, era blindata, come in tutti gli aerei, a causa delle leggi anti sicurezza approvate in tutta Europa dopo l’11 settembre 2001. In tal modo si impedisce ai terroristi “da fuori” di entrare in cabina e dirottare l’aereo. In questo caso, però, il “nemico” era dentro.
Il terribile episodio dovrebbe farci riflettere sulla sicurezza e sul modo di proteggerci dalla violenza terroristica che effettivamente minaccia l’Europa. Non basteranno le porte blindate se non lavoriamo profondamente sulla società e sui meccanismi distruttivi, di qualsiasi tipo.
Al di là del caso dell’aereo tedesco, non è raro che misure prese per proteggere le persone, quando sono eccessive e limitano la libertà sociale , finiscano per creare più insicurezza anziché tutela. Dovremmo riflettere bene, in particolare alle norme adottate in momenti di panico sociale, come ora, dopo la strage di Parigi a Charlie Hebdo, cui sono seguite altre, e recentemente quella di Tunisi. L’Europa e il mondo occidentale in generale sono sotto attacco, e ancor più i musulmani stessi e le giovani democrazie. É in atto un conflitto intra islamico, sunniti contro sciiti, in Medio Oriente, in Yemen e altrove. Tuttavia non bastano le norme repressive.
In questo giorni, in Italia, si discute in Parlamento una legge antiterrorismo che lascia per alcuni aspetti perplessi. Come al solito, si reagisce solo con lo stato d’emergenza. Il decreto conteneva alcuni punti pericolosi, poi corretti, come le intercettazioni preventive sui sospettati di reati informatici, e la tendenza verso una “sorveglianza totale”. Si preferisce dare il messaggio di una pronta e dura risposta, poco lungimirante, e non si considerano i rischi di togliere diritti, che è un modo di creare insicurezza. Abbiamo già dimenticato che le vittime della terribile violenza omicida del’ISIS portano le tute arancioni del carcere di Abu Ghraib dove avvenivano torture e vessazioni?
Mi pare che non si considerino i rischi di favorire i violenti anziché ostacolarli, come ha messo in luce Eugeni Morozov parlando di lato oscuro della Rete. In Internet è vincente, come sempre d’altra parte, la prevenzione più che la repressione. Rimango convinta che la sicurezza si protegge non con meno libertà ma con la responsabilità dei cittadini.

No Hate Alliance, politica europea contro l’odio: situazione in Italia

Intervento al Consiglio d’Europa – 20 marzo 2015

L’Italia possiede vari strumenti giuridici e politici per contrastare l’odio, a partire dell’art.3 della Costituzione che vieta ogni tipo di discriminazione per motivi di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. Sono state inoltre ratificate numerose Convenzioni Internazionali sui diritti dell’uomo.
Vorrei però sottolineare il contesto sociale, economico e politico in cui si colloca attualmente la lotta alle discriminazioni. Un elemento importante riguarda l’afflusso dei profughi e rifugiati nel Mediterraneo, che nel 2014 sono raddoppiati (124.000) rispetto all’anno precedente, a causa dell’instabilità in Siria, Iraq, Egitto, Eritrea, Somalia e in molti paesi africani e asiatici. Come è noto, la psicosi “dell’invasione” contribuisce a far crescere in Europa la xenofobia. Nel caso italiano, l’operazione Mare Nostrum, che ha coordinato operazioni di soccorso dei naufraghi, ha in realtà restituito il “volto umano” dell’immigrazione, riscuotendo ampio consenso. Tuttavia, alcune forze politiche sfruttano questo tema, introducendo un linguaggio discriminatorio nel discorso pubblico, e in alcuni casi esplicitamente razzista.
Presenterei poi almeno tre sfide – tra le altre- che si presentano al movimento No Hate in Italia.
La prima riguarda la situazione dei Rom, meno di 200.000, cioè lo 0,23% della popolazione. Di questi almeno 40.000 vivono in situazioni di disagio o nei cosiddetti “campi nomadi”. A seguito del forte afflusso di rom romeni dal 2007 é stata proclamato in Italia lo stato di emergenza in tre Regioni; ovviamente questo non può essere il modo di affrontare i problemi. Nel 2011 è stato annullato ma permangono gli sgomberi dei campi effettuati senza garanzie. È necessario affrontare una seria lotta alle discriminazioni eliminando gli ostacoli che impediscono ai Rom l’accesso al lavoro, alla casa e alla scuola soprattutto per il crescere dell’antigitanismo. In questo senso è utile la formazione a livello scolastico, e la diffusione di siti come www.romsintimemory.it che raccolgono testimonianze di Rom e Sinti sopravvissuti alla deportazione e sterminio durante la seconda guerra mondiale.
Secondariamente, i dati sull’antisemitismo in Italia parlano di circa 50 episodi di attacchi ogni anno che però sono divenuti 80 nel 2014, anche in concomitanza con l’aggravarsi della crisi Israelo-palestinese. Richiede particolare attenzione anche la crescita dell’antisemitismo online. I siti razzisti e antisemiti sul web sono aumentati del 40% negli ultimi sei anni (sono oggi circa 1200). Numerosi interventi sono stati realizzati su questo tema. A livello normativo, sono in discussione proposte che aggravano le pene per chi usa nel discorso discriminatorio anche l’argomento della negazione della Shoah, o che prevedono nuovi strumenti per contrastare il razzismo online. Su questo punto va citata l’attività dell’Osservatorio dell’antisemitismo online del Centro di documentazione ebraica contemporanea e il Memoriale della Shoah di Milano.
Per quanto riguarda l’hate speech online, è stata recentemente realizzata in Italia una ricerca che presenta una sorta di “mappa geografica” dell’intolleranza analizzando due milioni di tweet. Si sono così identificate alcune zone dove l’intolleranza verso donne, immigrati, ebrei, omosessuali e disabili è più diffusa. La Camera dei deputati si sta impegnando, a questo proposito, sia promuovendo una Carta dei dei diritti e doveri su Internet, sia diffondendo nelle scuole il manuale Bookmarks del Consiglio d’Europa.

Viaggio in Germania fra i movimenti xenofobi

In Germania stanno creando preoccupazione movimenti xenofobi come Pegida (Partito europeo contro l’Islamizzazione dell’Ovest) o Legida (a Lipsia, assume il nome della città).
Sono andata a conoscerli a Dresda e Lipsia, a est, dove sono nati. Ogni lunedì sera, circondati dalla polizia, si riuniscono in piazza gruppi di uomini di mezza età, poche le donne, giovani con le divise tipiche della destra radicale, tutti con l’aria torva e aggressiva. L’Islam contro cui si mobilitano sembra più un simbolo che una realtà, dato che in quella zona gli immigrati sono solo il 2% e i musulmani lo 0,4%…Gridano slogan contro il Governo, contro gli immigrati , esprimono ostilità verso gli americani. Non si può dimenticare che siamo nelle città della “rivoluzione pacifica” del 1989. Oggi usano le stesse parole “noi siamo il popolo” non per ribellarsi a una dittatura sotto il tallone di Mosca, ma per inneggiare a Putin e chiedere di escludere gli stranieri. Incroci e contraddizioni della storia, che angosciano i tedeschi che nel dopoguerra hanno costruito un argine al razzismo e che si interrogano seriamente se dialogare o meno con questi gruppi. molte le analisi, che condivido: deficit di democrazia, voglia di sicurezza e ordine davanti a cambiamenti dovuto all’arrivo dei rifugiati (triplicati nel 2914), senso di esclusione dalle meraviglie del mondo globale..il problema davanti a queste contraddizioni è trovare soluzioni per la complessità. Destra e sinistra sono davvero superate, la storia si prende una rivincita ma si mischia con le paure del presente. Ci vuole molta creatività politica per non classificare subito in vecchie categorie e rispondere, invece, con strumenti nuovi. I neo-razzismi, l’antisemitismo,l ‘islamofobia,l ‘antigitanismo si presentano in forme nuove e vanno combattute con incisività politica e un paziente lavoro culturale.

Mia intervista a tv tedesca su Pegida e neo-razzismi

La mia intervista alla tv tedesca

Traduzione del filmato in italiano (di Matteo Ghidotti)
CALO DEL NUMERO DEI PARTECIPANTI A LEGIDA E CONTROPROTESTE

Un nuovo raduno a Lipsia, in Augustus Platz, dei sostenitori del gruppo antislamico LEGIDA ha visto sfilare circa 600 manifestanti in diverse zone del centro, mentre di settimana in settimana il loro numero è in continuo calo.
PERSONA CON BANDIERA: Voi siete fascisti di sinistra!
1° SIGNORE ANZIANO: sono qui per sentire a quali conclusioni si arriva, ho deciso che preferisco restare a casa mia (casa = paese, senza “invasioni”).
2° SIGNORE ANZIANO: sembra di essere presi in giro su tutto, i politici non dicono niente di ciò che la gente vuole sentire, del popolo nessuno parla.
Anche nei contro-manifestanti emergono i primi segni di stanchezza, e malgrado questo circa 700 oppositori a PEGIDA sono presenti per dire il loro impegno per una Lipsia aperta.
RAGAZZO: Diversi punti della loro critica sono senz’altro legittimi, bisogna però aiutarli ad andare oltre, ovviamente la loro soluzione è falsa, i punti di discussione ci sono e rimangono anche quando non sono ascoltati.
DONNA: Qui c’è già tutta l’ Europa, e dove sono loro ci siamo anche noi
RAGAZZO CON LA BARBA: 6 mesi fa era impensabile che ogni settimana nel centro città a Lipsia si sarebbero raccolte centinaia di Hooligans nazisti, e a questa diffusione ci dobbiamo contrapporre in modo deciso.
Sul lato prospiciente alla Gewandhaus dell’Augustus Platz si ritrovano sostenitori del partito DIE PARTEI nelle vesti di “LEGIDA – Das Original”.
RAGAZZO CON LA BARBA: non siamo affatto contro protestanti, siamo “Das Original”, siamo l’unico vero movimento e, come avete sentito, ed esortiamo tutti quelli che vogliono unirsi a noi. Non c’è niente di legato alla sinistra, è una sana manifestazione culturale che fa bene alla città.

Vicino al palco di LEGIDA si presenta, accompagnato dalla Parlamentare italiana On. Milena Santerini, il politico CDU Dr. Matthias Feist . Santerini ha voluto presenziare per avere un riscontro personale sui fatti, mentre sta lavorando a un rapporto sulle nuove forme di discriminazione per l’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa.
FEIST: sono dei classici fanatici, scettici della democrazia ed è evidente che noi come politici dobbiamo discutere assieme, e di questo ne abbiamo già parlato, dei problemi che la gente ha nella convivenza.
MILENA SANTERINI crede che, chi nel 1989 era su queste strade di Lipsia nella dimostrazione pacifica, oggi non possa accettare che le stesse parole e gli slogan di allora, come “Il Popolo siamo noi ecc.”, vengano rubate da questo movimento. Se così fosse, per lei questo sarebbe una sconfitta. Letteralmente: “Questo (il riutilizzo degli slogan dell’89 in chiave LEGIDA) è per lei moto doloroso”.
E poco dopo le 21 i dimostranti di LEGIDA lasciano Augustus Platz, la serata procede senza il minimo episodio di violenza. La polizia è presente sul posto con circa 1300 uomini e parla di una serata di dimostrazione pacifica.

Padiglione italiano ad Auschwitz

Padiglione italiano ad Auschwitz

Mia interrogazione al ministro Franceschini sulla chiusura del padiglione italiano ad Auschwitz e su iniziative utili a rilanciarlo

qui il resoconto stenografico dell’interrogazione:

(Iniziative volte alla riapertura del padiglione italiano del Museo di Auschwitz e alla memoria della Shoah – n. 3-01296) PRESIDENTE. L’onorevole Santerini ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-01296, concernente iniziative volte alla riapertura del padiglione italiano del Museo di Auschwitz e alla memoria Atti Parlamentari — 53 — Camera dei Deputati XVII LEGISLATURA — DISCUSSIONI — SEDUTA DELL’11 FEBBRAIO 2015 — N. 375

PRESIDENTE. L’onorevole Santerini ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-01296, concernente iniziative volte alla riapertura del padiglione italiano del Museo di Auschwitz e alla memoria Atti Parlamentari — 53 — Camera dei Deputati XVII LEGISLATURA — DISCUSSIONI — SEDUTA DELL’11 FEBBRAIO 2015 — N. 375della Shoah (vedi l’allegato A – Interrogazioni a risposta immediata) per un minuto.

MILENA SANTERINI. Grazie Presidente. Signor Ministro, come lei sa, negli anni scorsi abbiamo piuttosto trascurato nel museo di Auschwitz la presenza italiana in memoria delle vittime deportate dall’Italia. Quest’anno abbiamo approvato in legge di stabilità un contributo al museo. Sono in corso una serie di azioni. Io vorrei chiedere a che punto siamo e come ci stiamo occupando di questo aspetto che è fondamentale, perché, come lei sa, noi abbiamo un’opera, un’opera d’arte degli anni Settanta che, però, non è stata approvata, non è approvata dal museo e dobbiamo sostituirla con altre installazioni. Vorrei, appunto, chiedere come valorizzare e proteggere sia l’opera d’arte che esporteremo che quella che dovremo realizzare. PRESIDENTE.

Il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini, ha facoltà di rispondere. DARIO FRANCESCHINI, Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo. Signor Presidente, l’onorevole Santerini ha ricordato la situazione dell’allestimento museografico del « Blocco 21 » ad Auschwitz che, secondo la direzione del museo, non è più congruente rispetto agli standard adottati dal museo da diversi anni. Su questo, il Governo da diversi mesi si è attivato. L’opera d’arte, che è un’opera d’arte multimediale di grande impatto emotivo, che però riflette l’atmosfera dell’epoca in cui fu realizzata, è di proprietà dell’ANED, l’Associazione nazionale ex deportati, che ha acconsentito, dopo una riflessione, al suo trasferimento in Italia. Il Governo si è adoperato per le modalità di trasporto dell’opera, un’opera molto grande, per programmare il restauro e, poi, la ricollocazione. Ci sono state diverse ipotesi di collocazione in città italiane: la scelta finale è caduta, con condivisione e sollecitazione dell’Associazione nazionale ex deportati, su Firenze. Per questo si sta predisponendo una convenzione tra l’ANED, il comune di Firenze, la regione Toscana ed il MIBACT, il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, a cui spetterà la responsabilità tecnica e scientifica dello smontaggio, il trasporto, il restauro e, poi, per la conservazione e il restauro interverrà l’Opificio delle pietre dure di Firenze prima della ricollocazione dell’opera. Poi, sarà responsabilità, in questo caso, della Presidenza del Consiglio di disporre, anche mediante un concorso internazionale di idee, come procedere al nuovo allestimento del « Blocco 21 » del museo di Auschwitz, affinché risponda a criteri più moderni, più attuali, sia dal punto di vista storico che museografico. Vorrei anche precisare che la previsione di spesa di un milione di euro disposta dalla legge di stabilità per il 2015 a favore della Fondazione Auschwitz-Birkenau rappresenta, invece, il contributo italiano al fondo perpetuo della Fondazione, che è costituito da tutti i Paesi per il mantenimento di tutto il complesso museale e non soltanto del singolo blocco museale.

PRESIDENTE. L’onorevole Santerini ha facoltà di replicare. MILENA SANTERINI. Signor Presidente, la ringrazio, signor Ministro, perché vedo veramente una concreta attenzione ed anche una rinnovata attenzione ai luoghi della memoria, non solo a quello di Auschwitz, ma, naturalmente, anche a quelli in Italia. Io ricordo il prossimo, il futuro, speriamo, museo della Shoah di Roma, quello di Ferrara, il memoriale della Shoah di Milano, alla stazione centrale di Milano, il cosiddetto « Binario 21 ». Sono soddisfatta della risposta, perché vedo che, appunto, c’è attenzione sia per l’opera che va spostata, va protetta e va valorizzata – e, quindi, su questo ci aspettiamo che il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo dia il supporto specifico proprio di competenza – sia per la nuova installazione, perché la nuova installazione dovrà essere fatta non solo in modo più moderno, ma dovrà, in qualche modo, rendere giustizia alle prinAtti Parlamentari — 54 — Camera dei Deputati XVII LEGISLATURA — DISCUSSIONI — SEDUTA DELL’11 FEBBRAIO 2015 — N. 375cipali vittime di Auschwitz e, cioè, agli ebrei, che, quindi, hanno diritto ad essere raccontati, narrati e la loro memoria trasmessa alle giovani generazioni: mi riferisco alle famiglie, ai bambini, agli adulti, agli anziani, che hanno trovato la morte ad Auschwitz. Trovo questo molto importante e trovo altresì importante che, lasciando ogni ideologia, invece di fare la guerra delle memorie, diciamo così, tra i deportati politici e le comunità ebraiche, noi, invece, troviamo il modo di narrare quella che è stata una delle più grandi tragedie del nostro tempo.

trovate la fonte qui a pag. 53-54-55.

http://documenti.camera.it/leg17/resoconti/assemblea/html/sed0375/stenografico.pdf

sotto il testo dell’interrogazione

SANTERINI. — Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo. — Per sapere – premesso che:
in occasione della Giornata della memoria, celebrata pochi giorni fa, è stata volta attenzione anche alla presenza italiana al Museo di Auschwitz, purtroppo trascurata negli ultimi anni; positivamente, nella legge di stabilità per il 2015 è stato approvato un contributo doveroso alla Fondazione del Museo;
oltre al mancato finanziamento negli anni scorsi, l’assenza del nostro Paese si rileva dalla chiusura del padiglione italiano nel memoriale, che non permette visite ai numerosi visitatori dell’ex lagernazista;
il padiglione italiano, inaugurato nell’aprile del 1980 e rimasto attivo sino al 2011, è stato chiuso d’autorità dalla direzione museale «perché non corrispondeva più agli standard» introdotti nel 2007 che richiedevano allestimenti di taglio pedagogico-illustrativo (storie, documenti, foto ed altro);
il padiglione, voluto dall’Aned, ospitava un’opera collettiva concepita dal gruppo Bbpr (Belgiojoso, Banfi, Peressutti e Rogers) con Mario «Pupino» Samonà: una spirale ad elica nella quale il visitatore poteva entrare come in un tunnel. L’interno era rivestito da una tela composta da 23 strisce dipinte da Samonà, seguendo la traccia di un testo originale di Primo Levi, scritto appositamente. In sottofondo risuonavano le note di una composizione di Luigi Nono. L’allestimento aveva la regia di Nelo Risi, fratello del più celebre Dino –:
se non ritenga di adottare ogni utile iniziativa, nell’ambito delle sue competenze, volta a consentire, da un lato, il trasferimento protetto dell’opera e la sua valorizzazione in Italia, dall’altro la riapertura del padiglione italiano di Auschwitz, prevedendo installazioni che riportino la storia della deportazione dall’Italia delle vittime, attraverso una narrazione che possa trasmettere in modo fedele, documentato e coinvolgente la memoria della Shoah in Italia alle nuove generazioni. (3-01296)

(10 febbraio 2015)

 

Legge “antimoschee” in Lombardia, lesa la libertà religiosa.

La Regione Lombardia ha varato norme restrittive per l’edificazione di nuovi edifici di culto per le religioni non concordatarie. La legge n.62/2015 che modifica la legge n.12 del 15 Marzo , che entrerà in vigore nei prossimi giorni, richiede nuovi rigidissimi adempimenti perché possa essere costruito un luogo di preghiera. Oltre a superfici molto ampie di parcheggi e impianti di videosorveglianza, tra l’altro si chiede che ci sia una distanza minima tra luoghi di culto.  Tutte queste misure si presentano di ostacolo rispetto all’art. 19 della Costituzione, che dà ad ognuno il diritto di praticare la propria religione. La soluzione più rispettosa della libertà religiosa è invece quella prevista dal recente bando del Comune di Milano che mette a disposizione dei diversi culti alcune aree di proprietà del Comune al momento non utilizzate. Si noti che nel bando vengono messe a disposizione e concesse per trent’anni solo aree che poi le confessioni religiose vincitrici dovranno edificare a loro spese.

   Il rischio delle norme regionali, inoltre, è che in questo modo si scoraggi l’apertura di nuovi luoghi di culto e continuino invece ad esistere tanti luoghi di preghiera isolati e difficilmente controllabili. Si impedirà così a cittadini evangelici, induisti, buddisti e musulmani – non di rado italiani – di esercitare liberamente un loro diritto. Infatti, per non discriminare direttamente i musulmani, la legge rischia di colpire anche altri culti.  Per questo, la diocesi di Milano ha espresso preoccupazione sulla effettiva garanzia di libertà religiosa che questo strumento legislativo potrebbe limitare.

 La risposta al radicalismo islamico non è certo quella di discriminare i credenti, ma di lavorare attivamente per costruire una reale convivenza tra persone di culture e religioni diverse.