DIRETTA VIDEO PRESENTAZIONE DOCUMENTO CONCLUSIVO “STRATEGIE PER CONTRASTARE LA DISPERSIONE SCOLASTICA”

Alle ore 10, presso la Sala del Mappamondo di Palazzo Montecitorio, si svolgerà la Presentazione del documento conclusivo dell’Indagine conoscitiva sulle “Strategie per contrastare la dispersione scolastica”. Aprirà i lavori la Presidente della Camera, Laura Boldrini. L’introduzione sarà della deputata Milena Santerini, Commissione Cultura, Scienza ed Istruzione. Interverrà la Ministra dell’Istruzione, Università e Ricerca, Stefania Giannini. Seguiranno i contributi di Eraldo Affinati, Giuseppe Bagni, Flaviana Robbiati, Marco Rossi Doria, Lauretta Valente. Conclusioni della Vicepresidente della Commissione Cultura, Scienza ed Istruzione, Flavia Piccoli Nardelli.

Papa: Santerini (PI), suo e’ richiamo ad anima buona Ue

(ANSA) – ROMA, 25 NOV – “Un richiamo all’anima buona dell’ Europa, al suo ruolo nel mondo, alla sua storia. Questo il messaggio di Papa Francesco a Strasburgo, al Parlamento europeo
e poi al Consiglio d’Europa, un grande apparato di difesa dei diritti e della dignita’ di ogni persona”. Lo dichiara la deputata Milena Santerini, esponente di Democrazia Solidale e delegata del gruppo parlamentare ‘Per l’Italia’ all’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa.
“Il Papa – sottolinea Santerini – ha parlato di una pace ‘amata’, un processo da seguire con pazienza, al servizio di tutti. Questa e’ proprio la missione del Consiglio d’Europa, composto da 47 paesi, che ha bisogno, come ha detto Papa Francesco, di memoria, coraggio, e sana utopia. Gli individualismi e il soggettivismo dei diritti impoveriscono la societa’ che ha bisogno di legami, relazioni, radici. E’
fondamentale questo ruolo del Consiglio d’Europa e della Corte -‘coscienza europea’ – per ritrovare il senso dell’apertura,vincere la stanchezza e il pessimismo. Siamo obbligati alla speranza e alla creativita’ nel dialogo, nella costruzione della pace, nel vincere esclusione e solitudine, nel riconoscimento
della dignita’ dei migranti e di tutte le minoranze”. (ANSA).

UN APPELLO PER SALVARE KOBANE E ALEPPO: SI RISCHIA UN’ALTRA SREBRENICA.

Kobane e Aleppo come Srebrenica? Un appello

E’ in corso un attacco da parte dell’Isis , forse l’ultimo, alla città siriana di Kobane, al confine con la Turchia, in cui rischiano di morire migliaia di civili, di cui molti anziani.

L’Isis continua ad avanzare nonostante i bombardamenti americani ed ha occupato ormai quasi la metà della città, difesa solo dalle milizie curde. Tra dieci anni dovremo dire che questo ennesimo massacro si è svolto sotto i nostri occhi senza che avessimo fatto nulla per evitarlo, esattamente come è accaduto a Srebrenica.

L’inviato speciale dell’Onu per la Siria, Staffan de Mistura ha paragonato Kobane a Srebrenica, l’enclave musulmana in Bosnia dove si svolse un terribile genocidio nel 1995 nell’inerzia generale. Anche Matteo Renzi lo ha ricordato a proposito del dovere dell’Occidente di non restare inerte. Non vogliamo dover dire troppo tardi: dove eravamo mentre morivano? Perché l’Europa dei diritti umani non si è mossa davanti all’ennesimo genocidio?

Non si può restare a guardare senza intervenire mentre un’intera città rischia di soccombere sotto i nostri occhi. Le frontiere sono chiuse dalla Turchia e nemmeno a quei curdi che vorrebbero andare ad aiutare i loro fratelli è possibile portare soccorso. La situazione rischia di precipitare e ogni intervento é bloccato da veti incrociati.

Kobane oggi è un simbolo, come Aleppo città della convivenza multiculturale assediata e che cadrà sicuramente se non si agisce subito. Un appello è stato lanciato da tempo da Andrea Riccardi, firmato da molti parlamentari.

Chiediamo che l’Italia faccia tutto il possibile per salvare le persone intrappolate nelle città di Kobane e Aleppo. Si insista con la Turchia perché apra la frontiera, si trovi il modo di salvare quelle vite in pericolo di morte.

Che l’Italia sia il simbolo, per una volta, non dell’indifferenza impotente del mondo ma della volontà di difendere i civili innocenti.

Demo.s – Democrazia solidale

Mario Giro

Lorenzo Dellai

Milena Santerini

Lucio Romano

Mario Marazziti

Andrea Olivero

Gaetano Piepoli

Fucsia Nissoli

Mario Sberna

Gianluigi Gigli

Federico Fauttilli

LA BUSSOLA PER LE POLITICHE FAMILIARI: NON L’INDIVIDUO MA LEGAMI DA RINSALDARE

di Milena Santerini

Il lavoro di preparazione al Sinodo sulla famiglia invita a riflettere su grandi temi che lacerano la società attuale,  spesso in modo conflittuale; allo stesso tempo, chiama a guardare i legami e le relazioni umane e familiari con uno sguardo nuovo ed un accento di misericordia, gli stessi che  vediamo nel volto di papa Francesco.

Allarga il cuore sentire l’annuncio del Vangelo che rimette ogni cosa nella giusta prospettiva, e illumina le piccole e grandi vicende umane. Ma poi viene il tempo dei si e dei no, della traduzione concreta, giuridica e politica. I principi diventano norme, regole, leggi. Non sempre la politica  mantiene lo stesso respiro, anzi balbetta davanti alle grandi questioni, decisive per il futuro delle nuove generazioni.

 

Anche davanti alle sfide poste dalla famiglia sembra, a volte, che chi fa politica sia imprigionato in una prospettiva ristretta; ci si chiude in posizioni preconcette, si rispolverano ideologie, si cerca la propria identità per contrapposizione, prevale la pigrizia di soluzioni scontate.

Proviamo invece a capire come mantenere la stessa ampiezza e profondità di ispirazione che nascono dalla discussione in sede ecclesiale, quando si deve poi decidere sui finanziamenti, sui vincoli, sulle riforme.

L’Instrumentum Laboris del Sinodo apre un dibattito interessante sul significato della legge e del diritto “naturale”. Opportunamente molti osservano che naturale è divenuto, oggi, sinonimo di “spontaneo”, “istintivo”. Da qui una nuova vulgata dell’iper-io, del desiderio, della singolarità prepotente che arriva anche nel Parlamento, nelle istituzioni, in Europa e in Italia.

Se natura è questo, ovvio che si debba esprimere liberamente, e non sia soggetta a legge. Peccato che non si conosca e si discuta abbastanza la prospettiva entusiasmante aperta dagli studi neuro-scientifici, dai neuroni-specchio in poi, che descrive un quadro molto diverso. Ci mostra un essere umano empatico, proteso verso l’altro, che anzi è l’altro, tanto è simile.

Questo volto dell’essere umano-uguale-a-me , l’altro-in-me rende molto più vicina e comprensibile l’idea del diritto naturale. Si tratta della legge non scritta che mi lega al prossimo e che guida la mia coscienza. I legami e le relazioni, soprattutto familiari, diventano non un peso o  una costrizione, ma una ricchezza fragile da conservare, mantenere, potenziare.

 

Le politiche familiari, quindi, hanno una bussola da seguire: non l’individuo ma i legami da rinsaldare. Si tratta delle relazioni tra le generazioni, spesso in concorrenza tra loro.

La crisi “costringe” a scegliere tra i giovani e gli anziani, mentre l’idea di un welfare “generativo” suggerisce che solo insieme si esce dalla recessione.

La penuria di risorse emargina i più deboli e incrina le famiglie.

Bisogna partire da loro, così come nella legge di stabilità o nella legge delega del lavoro i più fragili vanno salvaguardati: bambini, donne, anziani, disabili. Ma non con interventi assistenziali, bensì con una prospettiva di solidarietà, di promozione del terzo settore, di valorizzazione della grande capacità di bene nascosta nelle pieghe della cittadinanza.

Inutile dire che tutto quello che ringiovanisce il nostro paese, dalle misure per gli asili nido, alla tutela della maternità, le politiche abitative, il fondo per i nuovi nati, la protezione per le donne che reggono il peso della famiglia sia molto importante ma troppo trascurato.

Si esalta la famiglia ma si ostacola il ricongiungimento familiare degli immigrati; si proclamano i diritti dei bambini ma li si lascia vagare per l’Europa in cerca di futuro.

L’homo oeconomicus impone i suoi tempi alla famiglia: obbliga a lavorare nelle festività per consumare di più. Il carico fiscale non diminuisce, ma aumenta per le famiglie numerose.

Il partito dell’io rende più liquida l’appartenenza come nel caso del cognome che ognuno a scelta potrà comporre con quello del padre o della madre (l’aggiunta del nome femminile è una conquista, la libertà di metterlo nell’ordine che si vuole una scelta confusa).

Si accorciano i tempi per il divorzio, come se la sofferenza della separazione si lenisse solo tagliandosi i ponti alle spalle.

 

Si tratta di leggi che il Parlamento ha approvato recentemente, che potrebbero avere effetti di lunga durata sulla già debole tenuta della nostra collettività.

 

Si apre poi di nuovo la stagione dei conflitti sulle norme sensibili come le unioni civili, l’omofobia, l’educazione “di genere”? Non ne abbiamo bisogno. Bisogna trovare soluzioni non scontate, che abbiano come centro la cura delle relazioni e non solo la libertà soggettiva.

Tanto più che l’evoluzione delle tecniche di procreazione e le nuove frontiere scientifiche pongono continuamente enormi problemi etici di fronte a cui ci si divide non tanto per vecchi steccati ideologici, quanto per sensibilità culturale: ognuno ha la sua posizione rispetto alla vita, alla nascita, alla morte, al lavoro, al matrimonio, che taglia trasversalmente i partiti tradizionali.

E’ tempo di prendere sul serio i problemi del legame sociale, riconoscere nella famiglia una grande risorsa di umanità e amore e discutere a fondo, senza pregiudizi ma con profondità, su come rigenerarla.

questo mio articolo è stato pubblicato su “Scienza & Vita”

CONTRASTARE IL NEO-NAZISMO E L’INTOLLERANZA INTERVENTO AL CONSIGLIO D’EUROPA- STRASBURGO 30.9.14

Il neo-nazismo si presenta come un fenomeno inquietante per la sua diffusione tra i giovani europei ed è fondamentale combatterlo, come fa il Consiglio d’Europa, con strategie di contrasto e insieme di prevenzione. Lo ha dichiarato Milena Santerini, delegata presso il Consiglio a Strasburgo, discutendo in aula una  Risoluzione sul neo-nazismo e l’estremismo.

I comportamenti xenofobi e discriminatori crescono anche per la responsabilità di forze politiche che mentre condannano ufficialmente il razzismo usano un hate speech, un linguaggio di odio, e alimentano antisemitismo, islamofobia, anti gitanismo, risentimento contro gli immigrati.

Gruppi come Alba dorata in Grecia, Front National in Francia, Jobbik in Ungheria, veri Finlandesi hanno in comune la rabbia. Scaricano sull’Europa i mali della globalizzazione, l’impotenza della politica, le disuguaglianze sociali.

Il Consiglio d’Europa ha promosso una Alleanza parlamentare contro l’odio. Stiamo lavorando – afferma Milena Santerini – per condannare ogni forma di intolleranza e di neo-razzismi soprattutto a livello politico ma allo stesso tempo cercheremo di sostenere le strategie di prevenzione e educazione nei confronti  delle giovani generazioni che hanno ereditato un’Europa democratica.

 

LA MIA DICHIARAZIONE DI VOTO OGGI SULLE MISSIONI INTERNAZIONALI

MILENA SANTERINI. Presidente, colleghi, siamo in un momento di forte crisi internazionale, a cent’anni dallo scoppio della prima guerra mondiale e non si può non vedere come la conversione di questo decreto confermi l’importanza della partecipazione italiana alle missioni internazionali per il conseguimento di obiettivi di sicurezza e di consolidamento della pace.

Siamo appunto in una situazione di conflitti in varie parti del mondo, che rischiano di destabilizzare aree che sono ormai Pag. 44 interconnesse perché la crisi di un Paese genera quella di un vicino, alleato o nemico che sia.  La globalizzazione ci obbliga a scegliere tra una sorta di terza guerra mondiale o forse a cogliere l’opportunità di una pace mondiale.

Pag. 45   In Medio Oriente assistiamo a una revisione dei confini tracciati da un secolo. Riemergono guerre moderne per i mezzi di propaganda e arcaiche e alcuni non esitano a rileggere, in questo complesso scenario, la conferma della teoria dello scontro di civiltà che tanti danni ha causato ai rapporti tra i Paesi occidentali e quelli arabi.

L’Italia – e il provvedimento per questo è così rilevante e noi annunciamo il nostro voto favorevole – è presente con i suoi contingenti militari, con le sue Forze di polizia, con il personale qualificato. La situazione attuale, ad esempio sullo scenario mediorientale, richiede un di più di impegno a tutela delle minoranze religiose e dei cristiani, in particolare oggetto, come sappiamo, di una vera e propria azione di pulizia etnica. Ne deriva un imperativo morale a proteggere i più deboli, anche fuori dal territorio nazionale.

Si è parlato di un modello italiano nelle missioni internazionali. Ne sono prova, ad esempio, le missioni in Libano, dove l’azione di UNIFIL ha avuto una guida soprattutto italiana e in altri Paesi, dove l’attenzione è stata rivolta al tessuto e alla coesione sociale, con approcci che rifiutano il neocolonialismo e che si caratterizzano per il coinvolgimento delle organizzazioni non governative. Questo modello, però, come è stato già detto da tutti, attende di essere articolato e costruito con l’approvazione di una legge quadro, uno strumento legislativo generale, capace di disciplinare la questione dell’impegno dell’Italia derivante dall’appartenenza all’Unione europea e alle altre organizzazioni internazionali.

Gli impegni assunti sul piano internazionale qualificano il ruolo del nostro Paese e questo provvedimento prevede non solo, come di consueto, il riferimento alle missioni in corso in Europa, in Asia, in Africa, ma anche azioni di cooperazione allo sviluppo, volte alla tutela dei diritti, alla promozione dei diritti dei minori, alla prevenzione e al contrasto della violenza sulle donne e – è un elemento nuovo – anche alla loro occupazione, specie in Israele e Palestina, alla tutela degli anziani, anche questo oggetto di emendamento, azioni ormai da inquadrare nella nuova legge sulla cooperazione allo sviluppo del 2014.

Pag. 46   Inutile richiamare qui le principali missioni e azioni di cooperazione in cui siamo impegnati: l’Afghanistan, dove sosteniamo il Governo legittimo, la Libia, un Paese che sta deflagrando, terreno di scontri tribali dove rischia di interrompersi la transizione democratica. In Iraq ricordo alcuni interventi in corso già programmati, anche attraverso lo strumento del credito di aiuto e l’aiuto ai rifugiati e agli sfollati interni. Vorrei sottolineare che origine della crisi attuale dell’Iraq è la guerra di Siria, colpevolmente fatta crescere, terreno di scontri tra fazioni. Siamo ormai tutti stretti a tenaglia tra il sedicente Stato islamico e il regime autoritario di Assad. Insieme al Libano è un Paese dove è necessario il nostro intervento umanitario e, come tutti, tremiamo per la sorte di tante minoranze cristiane. Ricordo che c’è ancora una città simbolo della convivenza multietnica e multireligiosa, Aleppo, che forse siamo ancora in tempo a salvare.

Poi c’è l’Africa subsahariana, dove abbiamo ampliato la cooperazione internazionale, e il Mozambico, così importante per la cooperazione italiana, su cui abbiamo, appunto, promosso un emendamento, e una serie di attività per la stabilizzazione della Somalia. Ancora l’Albania, altri Stati, un percorso di integrazione. L’Albania, lo sappiamo, ha ormai uno statuto per l’entrata nell’Unione europea, mentre il percorso del Kosovo è ancora bloccato per mancanza di unanimità degli Stati comunitari.

Mi preme, infine, sottolineare lo stanziamento di quasi tre milioni per il finanziamento delle iniziative nel campo della gestione civile delle crisi internazionali in ambito europeo, che assume un’importanza particolare all’indomani della designazione di Federica Mogherini ad Alto rappresentante dell’Unione per la politica estera e di sicurezza comune.   Infine, alcuni emendamenti sull’intervento italiano alle azioni di contrasto alla pirateria internazionale, per il trasporto in sicurezza delle armi chimiche siriane – è un intervento specifico di disarmo – e, infine, io vorrei ricordare gli emendamenti sui progetti di carattere sanitario, con particolare riguardo agli interventi di contrasto all’epidemia di ebola nei Paesi colpiti dal virus, che ha provocato quasi 3 mila vittime ma se ne prevedono decine di migliaia.

Pag. 47   Concludo dicendo che c’è poi la parte sugli italiani residenti all’estero, che riveste rilievo perché ha delle disposizioni finalizzate a consentire il rinnovo mediante le elezioni dei cosiddetti Comites. È stato un rinnovo più volte differito, che certo andrà ulteriormente perfezionato, perché la rappresentanza degli italiani all’estero è uno strumento di democrazia partecipativa imprescindibile e di supporto alle altre forme organizzate di servizi o di attività consolari. Qui però il nostro gruppo ha espresso alcune perplessità che non sono state accolte dal Governo. Pur richiamando l’attenzione sul risparmio che verrà generato dall’invio selettivo dei plichi elettorali a quanti hanno espresso preventivamente la volontà di votare, segnalo che c’è il rischio che non si riesca ad andare al rinnovo dei Comites nella prima metà di dicembre e permetterne una piena operatività nel nuovo anno.

Presidente, colleghi, noi diamo appunto parere favorevole a questo provvedimento, che tra l’altro è stato discusso ed è stata trovata una convergenza tra i vari gruppi. Sono stati approvati numerosi specifici emendamenti, ma io vorrei chiedere con forza che l’Italia, in quanto tale, promuova anche in sede internazionale una approfondita revisione complessiva dei principi e delle strategie che guidano e che devono regolare le missioni e soprattutto la cosiddetta ingerenza umanitaria (Applausi dei deputati del gruppo Per l’Italia).