GIUSTA RISPOSTA ALL’ATTENTATO DI BRUXELLES L’APERTURA STRAORDINARIA DEL MEMORIALE DELLA SHOAH DI MILANO

bruxelles(ANSA) – MILANO, 26 MAG – Ci vogliono ”iniziative concrete”per prevenire e contrastare”neorazzismo e antisemitismo nella societa’, sul web e negli stadi”: cosi’ Milena Santerini,deputata dei Popolari, ha motivato il suo sostegno all’apertura straordinaria del memoriale della Shoah di Milano di questa sera.

L’attentato di Bruxelles, secondo la deputata, ”ha dimostrato ancora una volta che l’antisemitismo e’ un fenomeno preoccupante e in crescita in Europa” e le elezioni europee in Paesi come Francia, Ungheria e Gran Bretagna hanno premiato ”partiti xenofobi che strumentalizzano la presenza di immigrati, musulmani, ebrei e minoranze come capro espiatorio per il disagio sociale ”Siamo vicini alle comunita’ ebraiche in Europa – ha concluso -, in particolare a quella del Belgio e sosteniamo manifestazioni di solidarieta’ in Italia come l’apertura straordinaria del Memoriale”.(ANSA).

POPULISTI ANTIEURO

Gruppi e partiti contro l’Europa sono molto più diversi tra loro di quello che sembra, anche se sono uniti dallo stessa voglia di divisione.

Il fattore generazionale conta. Più si è giovani e meno si capisce il valore dell’unione europea, quella nata sulle macerie del nostro continente dopo una guerra immane. Si uniscono però anche nostalgici, vecchi radicali, neo-nazisti. Alba dorata in Grecia, Front National in Francia, Jobbik in Ungheria, veri Finlandesi hanno in comune la rabbia. Scaricano sull’Europa i mali della globalizzazione, l’impotenza della politica, le disuguaglianze sociali.

Può farci qualcosa l’UE? In parte sì, ed è paradossale che gli attacchi più seri all’Europa arrivino adesso, proprio mentre in realtà sta cambiando. Le elezioni 2014, con l’indicazione per il nome del Commissario scelto dai cittadini, segnano un recupero di politica e quindi di rappresentanza e di spessore democratico per un’istituzione finora troppo burocratica. L’esito delle elezioni, se i populisti dovessero avere un buon risultato, sarebbe per assurdo forse di interrompere questo processo positivo che porta ad avvicinarla di più alla gente e colmare quel “deficit di democrazia” che nasce dal fatto che c’è non troppa ma troppo poca politica europea.

Quindi, vediamoli da vicino. Alcuni vogliono espressamente uscire dall’UE (Alba dorata, Jobbik). Altri come il Front National, sono contro l’euro e contro Schengen. In genere sono nazionalisti, e colpisce vedere come la Lega (non era secessionista?) si ritrovi d’accordo con posizioni ultrà di questo tipo. Cosa non si fa per qualche voto. 5 stelle e Syriza di Tsipras non possono essere considerati invece nazionalisti. Ripetono piuttosto il credo dei no global; il loro antieuropeismo nasce dalla paura del nuovo ordine mondiale, e dall’ossessione cospiratoria verso i complotti da “grande fratello”.

Tutti hanno un nemico: l’immigrato. E’ lo straniero, quello che viene a invadere, su cui scaricare rabbia e frustrazione. Allora si chiedono espulsioni, divisioni delle classi tra alunni stranieri e non, ronde notturne, referendum per limitarli, arresti e mine ai confini… Tutto tranne un serio progetto di integrazione. Misure punitive e inutili, difensive e primitive. L’altro è in modo indifferenziato quello che viene da lontano anche se loro stessi sono figli di immigrati, non importa. Si noti che anche Grillo usa toni spesso di tipo antisemita e velatamente razzisti; i suoi video contengono contenuti e invettive virulente che incitano a punire gli immigrati, e evita ogni presa di posizione a favore dell’integrazione, tanto che il movimento 5 stelle ha dovuto “ribellarsi” per schierarsi a favore della cittadinanza ai figli degli immigrati. Battaglie per l’integrazione però non vengono messe nell’agenda del movimento.

Poi c’è l’ebreo (al singolare), il capro espiatorio di sempre. Alba dorata nega l’Olocausto, per Jobbik sono nemici del popolo, Front National non osa dichiararsi ma sono stati individuati vari candidati antisemiti al suo interno. Ma qui i veri Finlandesi si dissociano e non usano toni antisemiti. I musulmani sono presi di mira dal Front National, come attentatori della laicità. Sono considerati nemici della Chiesa ortodossa da Alba dorata, mentre Jobbik è apertamente filo palestinese.I Rom, neanche a dirlo, sono nel mirino di tutti.

Le tematiche xenofobe e razziste in genere vanno d’accordo anche col machismo e l’omofobia. Alba dorata è apertamente ostile . Jobbik presenta proposte per proibire la propaganda gay o atti di affetto in pubblico, i veri Finlandesi si oppongono ai matrimoni gay. Ma non tutto il populismo europeo aggiunge anche questa discriminazione alla lista. L’omosessualità può fare eccezione, soprattutto se, come in Francia, la comunità gay teme l’Islam.Ecco quindi il Front National sdoganarla.

REALIZZARE PIÙ UNIONE

Come realizzare “più unione”? Come passare da un’integrazione “negativa” (rimozione delle barriere) a una più robusta? Partiamo da ciò che abbiamo in comune e dall’ida di nazione, come fa Alberto Martinelli seguendo il pensiero di Tullio Altan. Una nazione si basa sull’ethnos e la memoria, cioè le radici (uniche e peculiari); sul logos, il linguaggio (la cui diversità va tutelata e preservata); sul topos, lo spazio, il territorio. Si vede bene come storia, lingua e spazio siano molto diversi tra loro e vada lasciata la specificità di ogni gruppo. Ma se invece parliamo di ethos, cioè dei valori, allora troviamo una prospettiva forte da condividere: la fede nei diritti umani e civili che ci rinsalda. C’è poi l’epos, che possiamo far crescere come un patrimonio comune: le grandi figure, i luoghi di memoria, le feste, i miti. Il nazionalismo è una passione, anche se triste. Perché anche l’Europa non può diventare un sogno che riscalda i cuori?

La scuola può fare molto per trasformare l’euro-noia, la distanza da istituzioni incomprensibili, le norme illeggibili in un sogno per tutti: lo può fare con i libri di testo, perseguendo il processo di Bologna che tende a uniformare i percorsi di studio. Attenzione, però, al pensiero unico nella formazione. Creare regole valide e compatibili per tutti, titoli equipollenti nei vari paesi e così via non vuol dire rendere tutto uguale, in particolare irrigidire tempi e programmi, contenuti, metodi didattici, stili di insegnamento, relazioni con gli alunni. Qui nulla deve essere standardizzato, e tutto creato ogni giorno nel contatto tra insegnanti e studenti . Più Europa nei processi, più creatività nella classe.

Un principio base a cui tornare è quello della sussidiarietà, che invita a risolvere nell’ambito europeo solo quei problemi che non trovano soluzioni a livello nazionale. Seguire questo principio forse aiuta ad evitare ridondanze, sovrapposizioni, eccessi di ingerenza negli affari nazionali. Mentre per quello che non si risolve nel paese.. c’è l’Europa!

LA MIA DICHIARAZIONE DI VOTO SULL’OPERAZIONE MARE NOSTRUM. NOSTRA MOZIONE POI APPROVATA DAL GOVERNO

marenostrumNesrine, 33 anni, palestinese nata nel campo profughi di Yarmouk a Damasco, riassume tredici mesi di fuga dalla guerra siriana insieme alle due figlie di 7 e 10 anni. Prima sono scappati dalle raffiche di mitraglia, in cui è morto suo fratello più piccolo, espatriando in Egitto. Da lì, una settimana in mare stipata sul barcone e pochi giorni al centro di Pozzallo in Sicilia; poi una nuova fuga, in treno, verso Milano, dove si trova ora.

I siriani fuggono da tre anni di guerra, passano attraverso l’Egitto e la Libia, si imbarcano, raggiungono la Sicilia e poi Milano dove solo in questi ultimi mesi sono stati accolti 1100 profughi.

Alcuni sono stati incarcerati in Egitto. Dal 14 aprile 144 profughi siriani, tra cui 63 bambini, sono trattenuti in due stanze in condizioni igieniche disastrose. Ci chiedono di aprire un canale umanitario rispettando la loro condizione di rifugiati che hanno diritto all’asilo.

I siriani progettano di raggiungere il nord Europa (Svezia, Germania, Danimarca, Norvegia), dove ci sono i parenti e soprattutto una lunga e consolidata tradizione di accoglienza.

Ma ci sono anche gli eritrei: Abdou, 17 anni, 3 fratelli più piccoli, sogna di andare in Norvegia per aiutare la sua famiglia. Partito a 14 anni da un villaggio vicino a Massaua, è andato in Etiopia pagando i soldati alla frontiera per passare, poi in Sudan, Libia, e barca fino Pozzallo, poi autobus per Milano

Ahmed, 19 anni, ha passato 9 mesi nelle prigioni di Kufra, in Libia dove le condizioni sono disumane;

– Morow, 15 anni, tremava di freddo in piazza oberdan anche quando faceva caldo. Era partito dall’Eritrea 6 mesi fa, aveva delle infezioni ad un taglio della mano. Ci diceva che vivere in Libia è pericoloso, cammini e ti chiedono i soldi (faceva il segno della pistola alla tesa).

E poi ancora Mali, Nigeria, Pakistan.. In una recente audizione un funzionario del Ministero dell’Interno al Senato con involontaria ironia ha detto “qui arriva l’universo mondo”. Proprio così, forse conviene cominciare a pensare in modo globale.

Nel primo quadrimestre 2014 si è registrato un numero di persone arrivate via mare in Italia otto e volte superiore a quello rilevato nello stesso periodo nel 2013 (non solo a Lampedusa ma in altre località della Sicilia)

Mare nostrum è uno dei motivi di orgoglio per l’Italia nel complesso di una politica di accoglienza che finora è stata insufficiente. Ci permette di non vergognarci di fronte alle stragi, come per il naufragio sulle coste di Lampedusa del 3 ottobre 2013 dove morirono 366 persone, di non distogliere lo sguardo davanti al Mediterraneo diventato una tomba. Sono 5 navi al giorno più alcuni elicotteri impiegati che pattugliano le stretto di Sicilia per controllare i flussi migratori. Ed è uno sforzo che non sempre riesce a salvare, come davanti all’ennesimo naufragio il 12 maggio a sud di Lampedusa.

Circa 20.000 naufraghi sulle coste siciliane sono stati messi in salvo, sono stati arrestati circa 200 scafisti e svolti numerosi interventi sanitari. E prima del viaggio in mare ci sono le violenze in Libia o nel deserto del Sinai

Italia, Grecia e Spagna sono i Paesi che sopportano l’onere di affrontare la situazione degli sbarchi del Mediterraneo, ma servirebbe una maggiore solidarietà a livello europeo ed il semestre a guida italiana sarà un’occasione per discutere questi temi;

E’ il momento di voltare pagina nella politica sulle migrazioni. La risposta non è chiudere i fondi, ma scegliere con decisione alcune linee di azione. La più importante è il coinvolgimento dell’Unione Europa, specie in previsione della nostra presidenza nel semestre 2014.

Impegni del Governo

Siamo d’accordo con il richiedere presso la Commissione europea un ulteriore sostegno – anche tramite maggiore assistenza finanziaria delle operazioni di soccorso e salvataggio in mare- nello sforzo messo in atto dall’Italia per far fronte all’ingente flusso di sbarchi ed evitare nuove vittime;

La solidarietà europea non è una concessione, ma è stabilito dagli articoli 67 e 80 del Trattato sul funzionamento dell’Unione che in materia di immigrazione e di asilo parlano di “principio di solidarietà e di equa ripartizione delle responsabilità tra gli Stati membri”.

Presso le istituzioni europee va sostenuta la revisione delle norme del regolamento (CE) n. 604/2013 (c.d. Dublino 3) con la possibilità di far richiedere ai rifugiati domanda di asilo, già nei paesi di transito e non solo nel primo Paese di arrivo, per evitare i “viaggi della morte” per mare;

Ma anche in assenza e nelle more di una revisione di Dublino 3, possono essere realizzati uno o più uffici europei dell’immigrazione permanenti in territorio nordafricano in modo da consentire ai profughi che ne abbiano diritto il successivo reinsediamento, in tempi brevissimi, verso tutti i Paesi dell’Unione, con preferenza per quelli dove essi abbiano già legami familiari;

possiamo inoltre proporre alla Commissione europea la creazione di un centro di accoglienza europeo per immigrati sul territorio europeo (al fine di avviare un diverso percorso per i richiedenti asilo e protezione internazionale), a sostenere gli Enti Locali che hanno dato disponibilità all’accoglienza, ed in particolare il Comune di Milano, che ha visto un ingente afflusso di profughi siriani in transito per il nord Europa, e Roma Capitale, che ha aumentato notevolmente i posti disponibili per l’accoglienza.

In Italia, si aumentino i posti dello Sprar (il sistema di protezione) oggi insufficienti e si proceda nella distribuzione dei profughi nelle Regioni e nei Comuni (Roma da sola ha messo a disposizione 2500 posti) con buona pace di quelli che vorrebbero accogliere sì, ma “non nella mia città”.

il riassetto e la distribuzione dei profughi nella rete di accoglienza in tutte le regioni vanno migliorati e si deve prevedere il coinvolgimento nell’accoglienza, attraverso la Conferenza Stato regioni , degli enti locali con un piano coerente e organico che eviti interventi paralleli e non coordinati e per di più costosi; i sistemi di accoglienza pianificati dalla Direzione Centrale dei servizi civili per l’immigrazione e l’asilo, stando anche a recenti fatti di cronaca, hanno mostrato numerose carenze e inadeguatezze;

Non dovremmo tardare nel rinforzare una cooperazione efficace per realizzare l’integrazione euro-africana. La cooperazione con l’Africa, specie nei paesi di provenienza, costituisce la risposta più lungimirante alle attuali emergenze umanitarie e ai flussi dei profughi.

Mozione n. 1-00455

Santerini,

Marazziti,

Schirò

Dellai

INTERROGAZIONE AL MINISTRO GIANNINI SULLE “LINEE GUIDA PER L’ACCOGLIENZA E L’INTEGRAZIONE DEGLI ALUNNI STRANIERI”

Al Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca – per sapere – premesso che:

in data 19 febbraio 2014 il MIUR ha emanato le nuove “Linee guida per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri”, allegate alla CM 4233/2014;

in più parti delle Linee guida si ribadisce che l’irregolarità nei documenti di soggiorno dei genitori non possa compromettere il diritto dei minori all’istruzione scolastica;

si nota, però, che al paragrafo 2.2 delle Linee guida si indica alle segreterie scolastiche di richiedere ai genitori, in allegato alla domanda d’iscrizione, la copia del loro permesso di soggiorno;

tale richiesta appare illegittima, poiché evidentemente in contrasto con quanto disposto dall’articolo 6, comma 2, del decreto legislativo n. 286 del 1998, ove si esclude l’obbligo di presentazione del permesso di soggiorno agli uffici delle pubbliche amministrazioni che ne fanno richiesta proprio per quanto concerne provvedimenti “attinenti alle prestazioni scolastiche obbligatorie”, nonché irragionevole, in quanto non si ravvisa l’utilità della presentazione del permesso di soggiorno dei genitori ai fini dell’iscrizione del minore;

si rileva inoltre come tale indicazione sia discriminatoria, in quanto in tal modo si inibisce l’iscrizione dei minori di cittadinanza non italiana, togliendo loro il superiore diritto all’istruzione scolastica -:

quali urgenti iniziative, anche di natura normativa, intenda il Ministro porre in essere al fine di sanare l’evidente criticità esposta in premessa;

se intenda il Ministro espungere dalle “Linee guida per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri”, allegate alla CM 4233/2014, al paragrafo 2.2, la richiesta del permesso di soggiorno dei genitori dai documenti necessari per iscrivere i minori di cittadinanza non italiana.

Milena SANTERINI

COMUNITÀ EUROPEA E IDENTITÀ NAZIONALI

Ci sono anche critiche di fondo che si riferiscono al rispetto della diversità di ciascun popolo: l’Europa tenderebbe ad omogeneizzarci, ci livella, impone standard uguali per tutti… Sono perplessa su questa paura, a me sembra che diveniamo sì troppo uguali, ma non a causa delle norme emanate dagli uffici di Bruxelles, bensì perché il mondo globale impone consumi e fa circolare idee che annullano la distanza. Allo stesso tempo, però, la globalizzazione ri-crea nuove diversità, spinge a coltivare le radici. L’Europa stessa protegge le minoranze, i diritti di tutti. Questa dinamica uguaglianza-diversità è insita nella globalizzazione, non dipende dai burocrati dell’UE. Ancora una volta ci si trova di fronte ai due classici modelli dell’incontro tra culture. Da un lato, superare le identità nazionali per una nuova fusione europea. Dall’altra, mantenere le identità originaria e metterle in dialogo. In sintesi, il mondo complesso chiede -oggi come ieri- di coniugare unità e diversità.

L’Europa è nata dalla guerra e dalla scelta per la pace. Adenauer, Schuman, Monnet ( e prima Churchill) avevano visto lontano, cercando una unione di popoli che impedisse i conflitti. Quando la Ceca (Comunità del carbone e dell’acciaio) è nata nel 1951, lo scopo era chiaro: condividere le risorse e creare quella cooperazione economica che avrebbe impedito a Francia e Germania di combattersi. In attesa dell’unione politica, bisognava rendere reali le speranze prima che i popoli smettessero di crederci. Il sogno si è realizzato, ora non si torna indietro.

Oggi, come osserva Bauman, l’Europa costituisce la difesa dei singoli Stati dall’eccesso di potenze economiche globali prive di scrupoli e – allo stesso tempo – rappresenta un elemento che sembra appoggiarle svuotando la sovranità nazionale e statale. Paradossalmente, sono vere ambedue le cose, e il continente si trova a svolgere il ruolo di “laboratorio”. L’UE si trova a mediare tra poteri globali e politiche nazionali. Solo una svolta fortemente politica, e non solo economica, anche a livello comunitario potrà orientare le scelte per trovare l’equilibrio tra queste spinte. Ne sono convinti anche i premi Nobel Joseph Stiglitz e Amartya Sen, che rifiutano di essere arruolati nel fronte euro-scettico e, anzi, chiedono un rafforzamento dell’Unione di bilancio e quella bancaria, oltre che quella sulla valuta.

Il manifesto “L’Europa siamo noi” firmato oltre che da Bauman anche da Habermas, Beck, Morin, Touraine, Delors ed altri chiede di riconoscere i difetti della UE prendendo sul serio le paure dei cittadini verso questo “mondo parallelo anonimo” che li minaccia. Invitano a decidere in questo momento cruciale appoggiando la svolta politica e insieme spingendo la UE ad affrontare i temi che stanno a cuore alle persone. L’elezione diretta dei candidati alla Commissione potrebbe essere la chiave, secondo gli intellettuali firmatari, per alimentare una nuova idea europea e contrastare quei “partiti che vogliono essere eletti democraticamente per minare la democrazia in Europa”.

PEDOPORNOGRAFIA IN RETE. CONTRO IL DEEP WEB NON BASTA UNA MOZIONE

Mia dichiarazione di voto del 14 Maggio 2014 a supporto della mozione 1-00427 Iori-Zampa di cui sono firmataria.

Contro la pedofilia l’Europa ha sviluppato negli ultimi anni un sistema di allarme sociale e ha predisposto strumenti di lotta contro l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia minorile. Penso alla direttiva 2011/93/UE e la Convenzione del Consiglio d’Europa, fatta a Lanzarote il 25/10/2007 ratificata finalmente dall’Italia nel 2012. Un bambino su cinque subisce abuso almeno una volta nella vita. E’ il titolo della campagna One in five del Consiglio d’Europa, lanciata a Roma nel 2010. E su cinque bambini oggetto di violenza 4 sono femmine. Sono circa 20.000 all’anno i casi in Italia.

In questi anni, anche se troppo lentamente, si è cercato di erigere una barriera culturale e giuridica in difesa dei bambini, combattendo il silenzio e la vergogna. Mentre scomparivano uno ad uno gli altri motivi di scandalo a sfondo sessuale, la pedofilia è diventata uno degli ultimi tabù ed cresciuto un senso di rifiuto e di stigmatizzazione. Ma non dobbiamo dimenticare che, parallelamente, non mancano anche posizioni di difesa di una libertà individuale senza limiti per cui le relazioni con minori sono viste come una forma di espressione della propria libertà naturale. La pedofilia, insomma, da tabù rischia di diventare naturale.

In ogni caso, anche se il discorso sociale tendenzialmente condanna la pedofilia, non sempre è altrettanto efficace la lotta concreta contro gli abusi. Al tabù e spesso alla retorica – come in queste occasioni in cui tutti ci uniamo al coro di riprovazione – non sempre corrisponde una vera efficacia negli interventi.

Il fatto è che la lotta alla pedofilia si svolge in vari ambienti. Uno è quello tradizionale domestico, dei parenti stessi, degli amici di famiglia o nell’ambito di vita del bambino/a. L’altro è quello globale, della rete, della pedo-pornografia online o del turismo sessuale. Contro i pedofili ci sono oggi norme più restrittive (pensiamo al certificato che chi è a contatto con minori ha dovuto presentare il mese scorso), ma per altro verso cresce la loro libertà di movimento, e, soprattutto, nel grande mercato globale si dilata la possibilità di comprare l’infanzia. Si compra a poco prezzo nei paesi più poveri, si scambia sesso online con gli adolescenti in cambio di oggetti del desiderio. Oltre ai siti ci si può servire dei file sharing, il servizio che consente lo scambio di film e musiche, ma anche di foto e video pedopornografici.

Questo mercato è immenso. Secondo Unicef lo sfruttamento sessuale dei minori nella prostituzione e nella produzione di materiale pornografico ha un valore di circa 250 miliardi di euro annui. Di questi solo un quarto restano nel paese in cui avviene lo sfruttamento del minore, mentre i tre quarti prendono flussi diversi. In Thailandia o in Cambogia, Brasile e Repubblica Dominicana, Kenya e Nigeria, Romania e Moldava il mercato dell’infanzia non accenna a declinare.

Negli ultimi anni abbiamo promosso norme che contrastano il turismo sessuale ma purtroppo non abbiamo dati che ci consentano di monitorarle. Ad esempio non sappiamo se viene applicato l’art.17 della legge 38 del 2006, che obbliga gli operatori che organizzano viaggi all’estero ad inserire in maniera evidente nei materiali propagandistici, nei programmi, nei documenti di viaggio consegnati agli utenti, nonché nei propri cataloghi generali o relativi a singole destinazioni, la seguente avvertenza: “ La legge italiana punisce con la reclusione i reati concernenti la prostituzione e la pornografia minorile, anche se commessi all’estero”. Per questo, come raccomandato da Rapporti che monitorano l’applicazione della Convenzione sui diritti dell’infanzia in Italia, il Ministero degli Affari Esteri, della Giustizia e dell’Interno,devono adoperarsi per garantire una maggiore cooperazione tra l’Italia e i principali paesi di destinazione, attraverso la stipula di protocolli d’intesa che facilitino l’attività investigativa in questi paesi.

INVITO ALL’INCONTRO “NUOVE PRESENZE RELIGIOSE IN ITALIA. UN PERCORSO D’INTEGRAZIONE”

nuovepresenzeCari amici,

sono lieta di invitarvi all’incontro “Nuove presenze religiose in Italia. Un percorso d’integrazione” che si terrà presso la Camera dei deputati il 13 maggio, a cura del Forum Internazionale Democrazia e Religioni.

Nel corso dell’incontro verrà proiettato un filmato che raccoglie varie testimonianze intorno ad un progetto di formazione che ha raccolto dal 2010 le principali associazioni islamiche in Italia. Interverranno esperti e animatori del dialogo interculturale ed interreligioso.

Per partecipare al convegno ed ottenere il passi è necessario dare l’adesione via mail a martino.merigo@camera.itt.

Spero possiate partecipare a questa interessante occasione di riflessione sull’integrazione dell’Islam italiano.

un caro saluto

Milena Santerini