LA MOZIONE CHE HA PRESENTATO MILENA SANTERINI SU CULTURA E SCUOLA

Mozione

La Camera

Premesso che:

una società democratica promuove una cittadinanza consapevole sviluppando politiche a favore della cultura, dell’educazione e dell’istruzione;

cultura, educazione e istruzione rappresentano veri e propri beni comuni tutelati dalla Costituzione e condivisi tra i cittadini;

nonostante l’unanime consenso sul valore della formazione e dell’istruzione, la scuola, l’università e il patrimonio culturale in questi anni sono stati depauperati;

Internet ha allargato a dismisura e aperto a tutti l’accesso all’immensa mole di dati disponibili cambiando profondamente la nostra idea di cultura, apprendimento e istruzione e aprendo un divario tra ciò che si apprende a scuola e ciò si impara online, che dovrebbero invece essere connessi;

va quindi rielaborato il modo in cui la società trasmette alle nuove generazioni i saperi fondamentali per comprendere il mondo, intendendo per «cultura» una concezione allargata che implichi educazione, istruzione, ricerca scientifica e conoscenza, tutela e valorizzazione dei beni, promuovendo una trasformazione del sistema d’istruzione, in un rapporto dialettico tra sviluppo economico e culturale;

appare evidente come la scuola debba essere sostenuta nel ruolo di fornire gli strumenti di base e le competenze chiave (i “saperi di cittadinanza”) dentro un ambiente di apprendimento globale costituito dalle reti della conoscenza online e in una società sempre più “orizzontale” e che debba essere operato un forte investimento verso la sua digitalizzazione;

l’università e la ricerca costituiscono un bene fondamentale per il sistema paese. Il modello di sviluppo dei prossimi anni non può essere quello del passato, con scarsa capacità di produrre innovazione. L’investimento in questo campo non si misura su risultati immediati ma sulla capacità di rendere nuovamente competitiva l’Italia sul piano internazionale.

il ruolo della cultura e del sistema di formazione, in particolare, risiede nell’attuazione del principio di una reale giustizia educativa, cioè il passaggio dalla proclamazione delle pari opportunità di accesso alla responsabilità dei sistemi formativi nel produrre uguali possibilità di riuscita facendosi carico delle differenze individuali e sociali, a garanzia di quella mobilità sociale indispensabile in una società democratica. Quindi, un sistema di istruzione deve essere realizzato secondo parametri non solo di efficienza ma anche di equità;

il progresso di una società, infatti, come è messo in evidenza dal Rapporto 2013 CNEL_ ISTAT sul BES (Benessere equo e sostenibile), non si misura solo attraverso parametri di carattere economico, ma anche sociale e ambientale;

la Relazione del Gruppo di lavoro in materia economico-sociale ed europea (il gruppo dei “saggi” istituito dal Presidente Napolitano nell’aprile 2013) indica tra le priorità la lotta agli squilibri tra le aree del paese e tra le singole scuole, messi in evidenza, tra gli altri, dai test Invalsi, dai dati Ocse Pisa, dai rapporti sulla qualità della scuola italiana di Tuttoscuola e dalla Fondazione Agnelli;

ancora oggi il successo scolastico e formativo è condizionato dalle origini socio-economiche, tanto che la probabilità di essere in ritardo alla fine delle medie da parte di uno studente figlio di genitori con licenza media è quattro volte superiore a quella del compagno figlio di genitori laureati;

i divari sociali di apprendimento e le disparità in particolare nella lettura, rischiano di compromettere il percorso scolastico, specialmente degli studenti di origine più svantaggiata, generando il grave fenomeno dell’abbandono e della dispersione scolastica, come dimostra anche l’alto numero di NEET (ragazzi senza scuola e senza lavoro) tra i 15 e i 29 anni;

va crescendo la disparità delle scuole che presentano buoni rendimenti e quelle di minore qualità, dove tra l’altro vengono spesso indirizzati gli alunni di origine immigrata, anche se nati e cresciuti in Italia;

appare particolarmente grave la carenza di sicurezza generata dallo stato di incuria dell’edilizia scolastica, su cui il Ministro dell’Istruzione ha focalizzato l’attenzione;

occorre dunque agire su diversi fronti: favorire la frequenza alla scuola dell’infanzia (di cui è provato l’effetto positivo sulla riuscita scolastica successiva), contrastare l’abbandono, collegare la formazione professionale con il territorio e il lavoro, potenziare il diritto allo studio, intervenire per gli alunni con bisogni educativi speciali, promuovere l’integrazione degli alunni immigrati divenuti ormai “cittadini” di fatto, valorizzare il ruolo delle famiglie, mettere in sicurezza la scuola: insomma una scuola inclusiva, interculturale e maggiormente coinvolgente, che non sia solo dello Stato, né solo delle famiglie o degli individui, ma della comunità;

per operare queste trasformazioni non occorrono soltanto risorse, ma anche una rinnovata visione complessiva del sistema integrato di istruzione – comprendente la scuola statale e non statale – inteso come “bene comune” , basato sul miglioramento della qualità attraverso quattro fondamentali processi, e cioè il potenziamento dell’autonomia, la valutazione (delle persone, dei docenti, degli istituti), l’apertura del sistema e la formazione dei docenti;

occorre rendere effettiva l’autonomia delle scuole, liberandole da vincoli eccessivamente burocratici e introducendo una maggiore libertà di sperimentazione per gli istituti, pur nel controllo delle performances complessive in uscita; l’obiettivo strategico dell’attivazione di una larga autonomia vale sia per gli istituti scolastici sia per gli atenei, con responsabilizzazione piena dei rispettivi vertici;

la valutazione e l’autovalutazione delle scuole e degli atenei costituiscono la via maestra per evitare sprechi e valorizzare la qualità. La messa a sistema della valutazione, promossa dal Governo precedente mediante l’applicazione del Regolamento dell’8 marzo 2013 che istituisce e disciplina il Sistema Nazionale di Valutazione delle scuole pubbliche e delle istituzioni formative accreditate dalle Regioni, va rafforzata, favorendone la trasparenza e l’efficienza a livello internazionale;

la cooperazione degli studenti e delle famiglie va promossa facilitando tutte le forme di partecipazione, anche economica, alla vita delle istituzioni scolastiche e universitarie, nella prospettiva della “sussidiarietà orizzontale” espressa dall’art.118 della Costituzione, concretizzando la possibilità di perseguire lo sviluppo della cultura come interesse generale da parte dei cittadini;

è necessario agire sul nodo storico del reclutamento degli insegnanti, cercando di contemperare i diritti dei docenti “precari” e quelli dei giovani laureati , promuovendo un auspicato ricambio generazionale e favorendo l’aumento del numero dei docenti maschi in un insegnamento che negli ultimi anni si è notevolmente femminilizzato; in particolare il meccanismo dei concorsi, che va messo a regime, presenta notevoli criticità per quanto riguarda i contenuti delle prove, nonché la competenza e le condizioni di lavoro degli esaminatori;

altrettanto centrale appare l’organizzazione di un sistema coerente tra formazione iniziale, di tipo culturale ma anche orientata alla professionalizzazione – armonizzata con i traguardi di competenze definiti dalle Indicazioni Nazionali – e la formazione in servizio (da potenziare e promuovere con risorse adeguate); in questo quadro la scuola potrà riconoscere e creare figure di sistema collegate ad incentivi e ad una rendicontazione sociale dei risultati;

in tale ambito va prestata particolare attenzione e risorse a una formazione dei docenti equilibrata tra la componente disciplinare e quella pedagogico-didattica, finora trascurata ma indispensabile per comprendere i nuovi bambini e adolescenti, agire sulla motivazione allo studio, affrontare i conflitti tra pari, valorizzare i gli stili di apprendimento, sostenere i bisogni educativi speciali, curare la dimensione socio-affettiva tra reale e virtuale, gestire le nuove forme di razzismo, intolleranza e bullismo anche in rete, mentre ancora oggi il 78% delle scuole medie dichiara di praticare maggiormente la lezione frontale;

i casi di maltrattamento degli alunni nelle aule scolastiche da parte degli operatori educativi che dovrebbero proteggerli mostrano come la loro formazione non debba curare solo gli aspetti culturali o intellettuali, ma siano necessarie nuove e più mirate modalità per selezionare persone eticamente competenti, con attitudine alla professione educativa e personalità equilibrate;

la dimensione educativa va valorizzata anche sostenendo tutte le forme di partenariato tra gli insegnanti e gli educatori professionali, e più in generale tra la scuola e il mondo associativo e del volontariato;

va valorizzata altresì la risorsa costituita dagli insegnanti per gli insegnanti, cioè le possibilità offerte dal Tirocinio e da altre forme di tutoring per i docenti in formazione, creando e sostenendo modelli di alleanza tra scuole e Università nella formazione attiva e partecipata dei docenti;

impegna il Governo

a rimettere la cultura al centro dell’agenda politica, a promuovere una trasformazione del sistema di istruzione in direzione di una più larga autonomia, di una cultura della valutazione e autovalutazione degli obiettivi, di un’apertura alla sussidiarietà orizzontale di e una qualificazione della formazione dei docenti;

ad investire con maggiore convinzione e risorse nell’equità della scuola come luogo di cittadinanza, nel rispetto e la cura verso alunni e studenti, nel valore del ruolo dei docenti, nella capacità da parte del sistema formativo di gestire i nuovi processi di conoscenza e di intelligenza collettiva; dare piena attuazione all’art.118 della Costituzione per favorire l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, nello sviluppo della cultura, dell’educazione e dell’istruzione come bene comune, secondo il principio della sussidiarietà orizzontale;

contrastare la dispersione scolastica operando per una riduzione del tasso di abbandono scolastico precoce, oggi troppo alto (18%), dando piena attuazione all’Agenda di Lisbona dell’UE; assicurare a ogni adolescente che esce da un ciclo scolastico un servizio efficiente di orientamento scolastico e professionale; rendere più efficaci le connessioni con il sistema produttivo;

completare, rafforzare e migliorare il nuovo Sistema di Valutazione, affidando una funzione di benchmark ad alcuni istituti come modello di buone pratiche nei confronti degli altri, operando anche per introdurre incentivi legati alla valutazione del corpo docente; solo tale sistema di verifica, purché adeguato ai diversi contesti locali e sociali, permetterà di passare da una scuola che si limita a dichiarare il proprio operato attraverso i piani formativi ad una scuola che individui e consegua i suoi obiettivi in modo mirato secondo il principio delle competenze;

rivedere le modalità di organizzazione dei concorsi dal punto di vista delle tipologie delle prove, della selezione e delle condizione di lavoro degli esaminatori, a garanzia della effettiva qualità della scelta degli idonei; approntare un piano di formazione degli insegnanti in servizio che parta dai bisogni mirati e contestualizzati localmente, si sviluppi secondo metodologie innovative di ricerca-azione anche basata sulle esperienze, con una valutazione finale degli esiti;

operare in direzione di una effettiva e decisa semplificazione delle procedure amministrative e burocratiche che attualmente assorbono gran parte delle energie degli operatori scolastici;

produrre un monitoraggio attento degli effetti prodotti dalle riforme dell’Università degli ultimi anni, evitando un ulteriore shock riformatore, accompagnato da una valutazione seria e equilibrata della ricerca di base ed applicata, scientifica e umanistica, secondo i criteri della VQR; investire sull’Università in modo mirato e finalizzato, promuovendo una vera equità (borse di studio e prestiti d’onore) facilitando l’accesso a fondi per la ricerca, favorendo a tutti i livelli l’internazionalizzazione delle scuole e delle università.

Santerini, Dellai, Capua, Molea, Vezzali, Caruso, Causin, Galgano, Rossi, Schirò Planeta, Vitelli

SCUOLA “BENE COMUNE” APPELLO PER VOTARE B AL REFERENDUM DEL PROSSIMO 26 MAGGIO A BOLOGNA

SCUOLA: BENE COMUNE

I bambini sono, o dovrebbero essere, tutti uguali.

1. Hanno diritto, quindi, ad essere educati ed istruiti in un sistema scolastico pubblico, integrato ed unico.

2. L’integrazione della scuola statale e paritaria in un unico sistema scolastico nazionale rappresenta un fatto positivo e concreto; un valore che deve essere fatto crescere.

3. Per rispondere ai bisogni educativi e di istruzione abbiamo bisogno di tutte le componenti della società, in modo da rafforzare il sistema pubblico di istruzione, oggi troppo debole davanti alle nuove sfide educative dei nostri giorni.

4. L’integrazione del sistema è una delle espressioni di nuova governance sociale che deve avere una sempre maggiore partecipazione della cittadinanza: uno sforzo comune operato da tutte le componenti della società, una buona prassi che dovremmo realizzare in più settori. Si tratta di una vera alleanza educativa, la stessa di cui necessita il sistema Italia per ripartire dalla crisi.

5. I servizi per l’infanzia sono un esempio di comunità attiva, articolata e unita: cerchiamo di prenderci cura insieme di questa grande tradizione italiana.

6. La cooperazione tra i diversi soggetti che operano nel sistema di istruzione pubblica, siano essi istituti statali o paritari, rappresenta di fatto una notevole fonte di risparmio per le casse dello Stato italiano; interromperla andrebbe a danno dei bambini stessi.

Per questi motivi sosteniamo coloro che il prossimo 26 Maggio nel comune di Bologna voteranno B al referendum sul sistema cittadino integrato della scuola d’infanzia, per i bambini da 3 a 6 anni.

Per sottoscrivere l’appello mettere il proprio nome, cognome e professione nei commenti qui sotto, verrà poi inserito nell’elenco dei firmatari

DIRETTA VIDEO. PRESENTAZIONE DOCUMENTO CONCLUSIVO: “STRATEGIE PER CONTRASTARE LA DISPERSIONE SCOLASTICA”

http://webtv.camera.it/evento/7222

 

Alle ore 10, presso la Sala del Mappamondo di Palazzo Montecitorio, si svolgerà la Presentazione del documento conclusivo dell’Indagine conoscitiva sulle “Strategie per contrastare la dispersione scolastica”. Aprirà i lavori la Presidente della Camera, Laura Boldrini. L’introduzione sarà della deputata Milena Santerini, Commissione Cultura, Scienza ed Istruzione. Interverrà la Ministra dell’Istruzione, Università e Ricerca, Stefania Giannini. Seguiranno i contributi di Eraldo Affinati, Giuseppe Bagni, Flaviana Robbiati, Marco Rossi Doria, Lauretta Valente. Conclusioni della Vicepresidente della Commissione Cultura, Scienza ed Istruzione, Flavia Piccoli Nardelli.

SCUOLA: SANTERINI, BENE UE, ORA STOP CLIENTILISMO PRECARI

(ANSA) – ROMA, 26 NOV – “Come previsto, la Corte di Giustizia europea ha condannato l’Italia per i contratti a tempo determinato nella scuola reiterati oltre i 36 mesi. Le Linee Guida sulla Buona Scuola avevano gia’ affrontato il problema prevedendo l’immissione in ruolo di circa 150mila precari e il Governo ha stanziato tre miliardi a questo scopo nella Legge di Stabilita’. Si spera di cominciare a chiudere in questo modo una pagina ingloriosa della storia repubblicana che ha provocato conflitti sociali e ha danneggiato anzi tutto la scuola. Occorre pero’ esercitare responsabilita’ da parte di tutti, senza arrivare a parlare di risarcimenti miliardari e iniziative giudiziarie. Basta con le politiche miopi e clientelari, ma anche con uncontenzioso inutile e dannoso. Bisogna ora occuparsidell’immissione in ruolo dei 150mila, verificarne le competenze- come da noi proposto – programmare eventualmente una formazione dove non fossero adeguate, distribuirli poi nellescuole per arrivare all’obiettivo dell’organico funzionale, cioe’i docenti che servono alla buona scuola. E si arrivi finalmente a un piano di reclutamento coerente e organico che, come chiedela Corte, preveda d’ora in poi concorsi regolari ogni tre anni”.
Lo dichiara il capogruppo ‘Per l’Italia’ in commissione Cultura della Camera, Milena Santerini.(ANSA).

SCUOLA: BOLDRINI, DISPERSIONE DRAMMATICA, SERVE STRATEGIA COMMISSIONE CULTURA,ARRIVARE A 10% ENTRO 2020

(ANSA) – ROMA, 27 NOV – “Il dato piu’ prudente sulla dispersione scolastica e’ attorno al 17% e di per se’ e’ un dato drammatico. Quello che bisogna fare e’ mettere in atto una strategia per contrastare” il fenomeno. “Bisogna lavorare sulle cause della dispersione. Non e’ accettabile in una democrazia come la nostra che oltre il 17% dei giovani abbandonino il ciclo scolastico”. Lo ha affermato il presidente della Camera, Laura Boldrini, durante la presentazione, oggi a Montecitorio, di una proposta di strategia contro la dispersione scolastica elaborata dalla Commissione Cultura e Istruzione. L’obiettivo della strategia, ha spiegato Milena Santerini, capogruppo di Per l’Italia in Commissione, e’ portare la dispersione scolastica in Italia a quota 10% entro il 2020. Occorrono quindi, tra le altre cose “anagrafi integrate per acquisire dati certi” sulla situazione, strategie preventive gia’ dall’infanzia con ad esempio l’incremento di accesso agli asili nido; riordinare i cicli (con un’eventuale sperimentazione di un riordino del ciclo della secondaria di 4 anni), migliorare l’orientamento e valorizzare l’istruzione tecnica. Contro la dispersione, ha osservato il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, occorre comunque “un intervento complessivo. La buona scuola e’ una risposta alla dispersione”, anche perche’ prevede, tra le altre cose, “le scuole aperte, una didattica flessibile e multidisciplinare e docenti stabili”. L’analisi della Commissione ricorda che in media il 17,6% degli studenti abbandona la scuola, con “differenze significative tra le regioni. Si passa dal 12,8% di Friuli-Venezia Giulia, Lazio e Abruzzo al 25,8% della Sardegna, al 25% della Sicilia al 21,8% della Campania”. “L’abbandono scolastico – ha concluso Boldrini – rappresenta anche un costo per la collettivita’: secondo una recente indagine promossa da WeWorld Intervita, insieme alla Associazione Bruno Trentin e alla Fondazione Giovanni Agnelli, l’azzeramento della dispersione scolastica potrebbe avere un impatto sul PIL compreso tra l’1,4% e il 6,8%. Si tratta di un’incidenza molto significativa, che ci da’ la misura di come questo fenomeno gravi cosi’ pesantemente sull’economia e la crescita del nostro Paese”.(ANSA).

SCUOLA. SANTERINI (SC): BENE CARROZZA SU ISTITUTI MULTIETNICI: “CHI VUOLE CLASSI SEPARATE, VUOLE L’APARTHEID”

(DIRE) Roma, 13 set. – “Le scuole multietniche temute da alcuni genitori rispecchiano l’Italia di oggi, ringiovanita grazie ai figli degli immigrati.

La presenza di ragazzi di diverse provenienze non e’ un ostacolo all’apprendimento, ma una spinta verso una cultura meno provinciale, capace di raccogliere le sfide della cultura globale”.

Cosi’ in una nota il capogruppo di Scelta Civica in commissione Cultura della Camera, Milena Santerini, che ha aggiunto: “Condivido l’opinione del ministro Carrozza, rassicuriamo i genitori sull’opportunita’ di multilinguismo rappresentata da questi bambini, mentre chi vuole classi separate rischia solo di alimentare un razzismo di ritorno pericoloso e autolesionista”. Inoltre “gli alunni di queste scuole- ha sottolineato Santerini- sono per meta’ nati e cresciuti in Italia, quindi non presentano problemi particolari dal punto di vista dell’adattamento. Piuttosto, vanno aiutati nell’acquisire una migliorepreparazione nell’italiano, necessario al successo scolastico. Questo vale anche per la maggior parte dei coetanei italiani, che hanno subi’to ildeclino della qualita’ della scuola ben prima dell’arrivo degli immigrati”.

Piuttosto “occupiamoci di dispersione- ha concluso- Formiamo adeguatamente gli insegnanti, qualifichiamo la scuola invece di promuovere l’apartheid scolastico”. (Com/Wel/ Dire) 14:55 13-09-13

NUOVE PROSPETTIVE SU POVERTÀ E DEFICIT COGNITIVI DA ESSA INDOTTI

Non è la mancanza di «orgoglio, onore e ambizione» che conduce alla povertà (secondo la famosa teoria di Joseph Townsend, autore di una influente Dissertation on the Poor Laws del 1786). È al contrario la povertà che ci condanna a una vita cognitivamente limitata, a usare il paraocchi per non distogliere la nostra attenzione dallo scopo primario della sopravvivenza materiale, trascurando ogni altro obiettivo di miglioramento. Questo l’assunto fondamentale che emerge da uno studio scientifico uscito su Science, che cambia la percezione diffusa per quel che riguarda la povertà e le strategie che si possono adottare per affrontarla, in quanto esclude categoricamente la visione per cui un individuo, per uscire dal disagio dovuto alla povertà, sarebbe stimolato a trovare soluzioni. Al contrario lo studio dimostra che, per poter avere a livello cognitivo uno spazio mentale adeguato da dedicare a progetti di lungo periodo, una persona non deve essere assillata dalla preoccupazione per la propria mera sussistenza. Questa spirale colpisce soprattutto i bambini che, secondo lo studio, sono le prime vittime di questo meccanismo in quanto diventano poi incapaci di pensare sul lungo periodo. Pertanto il primo obbiettivo degli interventi di contrasto alla povertà dev’essere togliere i bambini il più presto possibile dalla condizione di bisogno, per fare in modo che possano inserirsi molto velocemente nella società, mentre man mano che si accumulano svantaggi cognitivi diventa più difficile uscire dalla situazione di disagio.

Lo studio rappresenta un approccio interessante che smentisce chi vuole smantellare il welfare state con la scusa che le persone bisognose lo sono, in fondo, per loro carenze dimostrando invece che è la povertà a creare deficit anche cognitivi e invita a concentrare le risorse per sostenere soprattutto l’infanzia.

Clicca su questo link allo studio

SUL DECRETO SCUOLA IN DISCUSSIONE CONSULTO SCUOLE, ASSOCIAZIONI, ESPERTI

Un dibattito, quello sul DL 104/2013 meglio conosciuto come “DL Scuola”, dove Scelta Civica per L’Italia ha messo assieme opinioni differenti, di tutte quelle componenti che nella scuola hanno un ruolo: il Forum Scuola e Cittadinanza promosso dall’On. Milena Santerini che ha iniziato la sua attività nel mese di Luglio è stato il luogo ideale per raccogliere opinioni e consigli da insegnanti, genitori, studenti, dirigenti e associazioni di categoria.

Un percorso che ha portato a formulare una lunga lista di emendamenti atti a perfezionare il Decreto Legge oggi in conversione alla Camera dei Deputati. In particolare con l’ausilio delle associazioni dei genitori e degli studenti stiamo intervenendo per una estensione delle borse di studio e dell’assistenza sanitaria a tutti quei ragazzi che ne abbiano diritto qualsiasi scuola essi frequentino all’interno del Sistema Nazionale di Istruzione; in accordo con le associazioni dei docenti abbiamo chiesto una formazione continua ed obbligatoria per la docenza al fine di aumentare la qualità dell’insegnamento e di diminuire la dispersione scolastica che nel nostro paese è ancora fenomeno tristemente diffuso; abbiamo inoltre proposto delle modifiche sul tema dei dirigenti in sintonia con le associazioni di rappresentanza per il settore scuola e siamo intervenuti sulla questione della valutazione del sistema nazionale di istruzione di modo da poter avere anche dei dati chiari sull’attuale status delle cose nella scuola Italiana.

Nelle numerose richieste di emendamento presentate ricordiamo anche la richiesta di intervento sull’anno accademico appena iniziato a favore di quei ragazzi che con il Bonus di maturità, sospeso nello stesso giorno in cui hanno svolto alcuni test per l’ammissione alle università con accesso programmato, possa essere conteggiato ai fini della loro ammissione a tali corsi, pur proponendo per gli anni avvenire un sistema diverso che comunque valorizzi il merito.

SCUOLA: SANTERINI, FAREMO INDAGINE CONOSCITIVA SU DISPERSIONE

(ANSA) – ROMA, 12 FEB – “Avvieremo un’indagine conoscitiva sulla dispersione scolastica, un fenomeno che coincide con la qualita’ della scuola e dell’istruzione”. E’ quanto ha proposto la deputata di Per l’Italia, Milena Santerini, durante l’audizione del sottosegretario all’Istruzione, Marco Rossi Doria, in Commissione Cultura alla Camera, sul tema della dispersione scolastica.

“Rimarra’ agli atti, in termini di politiche pubbliche – ha affermato il sottosegretario – che il Parlamento ha discusso del piu’ importante fenomeno di ingiustizia che l’Italia conosce da molti anni. E’ un atto di meritocrazia che va ascritto a questa Commissione”.

“L’ultima volta che avvenne” un fatto simile, ha osservato Rossi Doria, “fu 15 anni fa quando la Commissione del Senato fece un’indagine e un rapporto” sull’argomento.