Scuola: Santerini (Pi), si’ a ddl ma resta molto da fare

Scuola: Santerini (Pi), si’ a ddl ma resta molto da fare

 (ANSA) – ROMA, 20 MAG – “Il gruppo ‘Per l’Italia-Centro Democratico’ vota a favore del ddl che riforma le scuole piu’ che la scuola. 

E’ un intervento molto pragmatico e ampiamente modificato in Commissione su alcuni enormi problemi ereditati dal passato: stabilizzazione del precariato e ampliamento dell’autonomia. L’assunzione dei precari affronta un problema storico, ma la qualita’ del sistema dipendera’ dal modo in cui utilizzeremo le risorse potenziate; l’autonomia e’ la leva per rendere piu’ flessibile il sistema se investiamo sulla maturita’ dei dirigenti e dei docenti. Per questo non condividiamo la paura della valutazione, impulso riformatore che puo’ produrre cambiamento, ma abbiamo chiesto piu’ collegialita’ e soprattutto di accompagnare l’autonomia per ridurre anziche’ rischiare di ampliare il grande divario che gia’ vediamo tra le scuole italiane. Non abbiamo condiviso la paura della privatizzazione della scuola se i cittadini contribuiranno con il 5×1000, ma abbiamo chiesto di non sottrarre risorse al Terzo settore e alla ricerca ponendo la scelta in alternativa. C’e’ molto lavoro ancora da fare per ridurre la dispersione al 10 per cento entro il 2020 e realizzare piu’ inclusione degli alunni immigrati: a quando la legge sulla cittadinanza per le nuove generazioni?”.

Lo ha affermato la deputata Milena Santerini, capogruppo di ‘Per l’Italia-Centro Democratico’ in commissione Cultura e Istruzione della Camera, durante le dichiarazioni di voto finale in Aula
sul Ddl Scuola.
(ANSA).

La mia dichiarazione di voto su ‘la buona scuola’.

La mia dichiarazione di voto su ‘la buona scuola’.

MILENA SANTERINI. Grazie Presidente. Ogni riforma riflette il contesto in cui nasce. Si potrebbe pensare, con l’approvazione di questo disegno di legge, ad un ritorno del primato della politica come aveva tentato, ad esempio, il Governo dell’Ulivo rispetto alla burocrazia ministeriale di viale Trastevere. Qui potremmo vedere un primato della politica rispetto alla prassi di contrattazione con le forze sindacali. Ma accanto a un opportuno bilanciamento, è necessario un nuovo rapporto sia tra i tecnici della pubblica amministrazione e le sedi decisionali politiche e soprattutto una ripresa del dialogo tra le parti sociali senza ricatti corporativi o difesa solo dei garantiti. Il rapporto leader-singoli infatti non ci convince e nella scuola, come in ogni altro campo, il gruppo per l’Italia Centro Democratico, mentre dichiara il suo voto favorevole, chiede ancora una volta di più di valorizzare le forme associative perché, se orientate al cambiamento e non ad interessi di parte, esprimono una cultura politica collettiva. 

Si è spesso parlato dell’inutilità e dell’impossibilità in Italia di riforme «macro», complessive, preferendo aggiustamenti e microinterventi. Grandi riforme sono state la scuola media unica, l’innalzamento dell’obbligo, la legge n. 62 di Berlinguer sulla parità scolastica, la rottura di un tabù che abbiamo visto teatralizzato e riproposto qui in aula anche in questi giorni. 

Non da oggi, in Italia, le riforme rischiano di adattare l’organizzazione dell’istruzione solo ai vincoli economici:
«maestro prevalente», quando i docenti sono da tagliare, «curricolo arricchito», quando c’è un piano di assunzioni. Anche in questo caso, possiamo dire che non avevamo bisogno solo e semplicemente di un ampliamento dell’organico: anzi, diciamo che è, forse, tempo di rivedere il contratto dei docenti. Il vero rischio sono le riforme interrotte per l’avvicendamento politico o incompiute per insabbiamento. Il risultato è che molti stanno male scuola. 

Questo testo, in senso stretto, non è una riforma come quelle europee, che si pongono l’obiettivo di migliorare i risultati degli alunni soprattutto nel confronto internazionale, ma è una sintesi di approcci discussi da anni nel Paese. Un intervento molto pragmatico, ampiamente modificato in Commissione, su alcuni enormi problemi ereditati dal passato: la stabilizzazione del precariato e l’ampliamento dell’autonomia. Quando un peso è troppo grande, bisogna agire e spostarlo attraverso le leve. Se queste operazioni riusciranno e la situazione economica lo consentirà, sarà allora il momento, spero, di mettere al centro altri obiettivi qui affrontati, ma non compiutamente, aggredendo con maggiore coraggio e visione i punti di debolezza del sistema: perché la qualità per cui ci siamo battuti dipenderà da come utilizzeremo queste risorse. 

Autonomia e valutazione non sono idee liberiste conservatrici, ma linee guida necessarie nella società complessa, sono impulsi riformatori che possono produrre cambiamento, perché introducono flessibilità, vanno in direzione di un sistema di effettiva libertà di insegnamento, ma devono essere sottoposte a rendicontazione. Per questo l’autonomia che potenziamo qui dovrà ridurre, innanzitutto, le differenze tra gli istituti. In Campania, Sicilia e Sardegna, la percentuale dei diplomati è di nove punti sotto la media nazionale e venti sotto quella di Trentino, Lazio e Umbria. Per questo non dovremmo parlare di riforma della scuola, ma di riformare le scuole, molto diverse tra loro a seconda del grado, dell’indirizzo o della zona in cui si trovano. 

È centrale l’accoglienza dei neoarrivati, dare cittadinanza alle seconde generazioni che hanno cambiato il volto delle classi Ahmed, Mei Babukar, Karen , diffondere l’educazione alla cittadinanza interculturale come modo di vivere insieme tra diversi. A quando la legge sulla cittadinanza ai figli 
degli immigrati nati e cresciuti qui, che anche come demos, democrazia solidale, abbiamo chiesto ? E ancora: valorizzare bene la capacità di inclusione degli alunni disabili, che la scuola italiana ha sempre storicamente saputo mostrare. 

Insomma, l’autonomia senza standard qualitativi comuni sarebbe un ritorno indietro. I costi degli ignoranza sono troppo alti ed è ancora l’origine sociale che condiziona la riuscita. Siamo in fondo alle classifiche OCSE per competenze dei quindicenni. Qui noi abbiamo potenziato l’alternanza scuola-lavoro, che non può significare espulsione precoce, ma più studio applicato alla pratica. La dispersione non è una forma di disagio individuale che bisogna trattare come il bullismo: è una disfunzione strutturale del sistema scolastico italiano. L’obiettivo dell’Unione è ridurre la dispersione al 10 per cento entro il 2020: noi siamo, a seconda dei dati, al 17 o, addirittura, arriviamo al 30. Ecco una buona causa per cui lavorare nei prossimi anni, come abbiamo indicato anche nell’indagine conoscitiva della VII Commissione. 

La valutazione degli studenti, degli strabilianti e delle scuole è l’analisi dei punti di forza e di debolezza di un sistema. Per questo, gli slogan della piazza in questi giorni e, soprattutto, il boicottaggio dei testInvalsi non ci hanno convinto, anzi, ci hanno spinto a difendere le norme che stiamo approvando, credendo nella maturità degli insegnanti e degli studenti per gestire l’autonomia; investendo sulla capacità dei dirigenti di agire con correttezza nell’individuare i docenti: una misura di flessibilità utile, che non è affatto scandalosa, anzi, normale, perché rivede il meccanismo farraginoso della chiamata dei supplenti; investendo sugli insegnanti e sulla loro capacità di lavorare insieme: noi siamo stati tra quelli che hanno riprodotto più collegialità, perché la parola chiave del futuro è cooperazione, non competizione; iniziando a finanziare i bonus, ancora troppo pochi per gli insegnanti, anche se resta il nodo del Comitato di valutazione, allargato a famiglie e studenti, che andrebbe rivisto. 

E, allora aggiungiamo , diamo però anche giusto riconoscimento a questi dirigenti, anche nella riforma della pubblica amministrazione.

Scuola: Santerini (Pi-Cd), continuita’ didattica va garantita

(ANSA) – ROMA, 18 MAG – “Poter rinnovare il contratto triennale dei docenti garantisce la continuita’ didattica,fondamentale per tutelare il rapporto educativo insegnante-studenti. Uno dei punti piu’ critici della riforma e’ infatti il rischio di rendere troppo liquida la scuola e trasformarla in un insieme di individui anziche’ in una comunita’.
Il gruppo ‘Per l’Italia-Centro Democratico’ crede nel processo di autonomia come investimento sulla maturita’ della scuola e nella capacita’ del dirigente, se accompagnato dal collegio docenti, di garantire il rinnovo o meno in base alle competenze professionali. Ed e’ per questo che insistiamo sull’importanza della trasparenza e della pubblicita’ dei criteri, perche’ solo con questi strumenti tutti potranno controllare le scelte compiute”. Lo ha affermato la deputata Milena Santerini, capogruppo di ‘Per l’Italia-Centro Democratico’ in commissione Cultura e Istruzione di Montecitorio, durante il convegno alla Camera “Dalla scuola all’universita'”.(ANSA).

Scuola: Santerini (Pi-Cd), bene educazione a cittadinanza

Scuola: Santerini (Pi-Cd), bene educazione a cittadinanza

   (ANSA) – ROMA, 15 MAG – “L’educazione alla cittadinanza attiva e democratica e’ uno degli scopi piu’ importanti della scuola. Per questo, come gruppo ‘Per l’Italia-Centro democratico’, abbiamo chiesto e ottenuto di inserirlo come uno

degli obiettivi prioritari”. Lo ha affermato la deputata Milena Santerini, capogruppo di ‘Per l’Italia-Centro Democratico’ in
commissione Cultura e Istruzione, intervenendo in Aula sull’articolo 2 del Ddl Scuola.
“Ferma restando l’importanza fondamentale di leggere e conoscere la Costituzione, per formare cittadini non basta trasmettere conoscenze: occorre creare competenze – ha sottolineato Santerini – per mettere in pratica i valori dellavita civile. Si educa alla cittadinanza attraverso tutte le discipline, la storia, la filosofia, la letteratura, le scienze
– che non sono in competizione tra loro – oltre al diritto e all’economia, da potenziare”. “In particolare abbiamo messo in evidenza la dimensione interculturale della cittadinanza, cioe’
saper vivere insieme tra diversi, fondamentale nel pluralismo attuale. Fare intercultura non vuol dire solo integrare gli immigrati, ma soprattutto educare al rispetto delle differenze”,ha concluso.(ANSA).

ANSA/Scuola: Santerini, boicottare test Invalsi e’ errore grave

(ANSA) – ROMA, 13 MAG –  “Boicottare le prove Invalsi e’ un grave errore. Sono test rivolti ad alunni e studenti con lo scopo di analizzare i processi di apprendimento e migliorarli.
Soprattutto, sono una parte importante del Sistema Nazionale di Valutazione, che prevede anche l’autovalutazione delle scuole e il contingente degli ispettori. Su quest’ultimi abbiamo anche presentato un emendamento recepito dal governo. Se si vuole rafforzare l’autonomia, non si potra’ oggi e in futuro prescindere dal valutare studenti, insegnanti e le scuole stesse. Valutazione e autonomia sono facce della stessa medaglia”. Lo afferma la deputata Milena Santerini, capogruppo di ‘Per l’Italia-Centro Democratico’ in commissione Cultura e Istruzione di Montecitorio.
(ANSA).

Sta cambiando davvero la scuola italiana?

Chi appoggia la riforma della buona scuola pensa di sì, e adduce come motivi l’autonomia delle scuole, il nuovo ruolo del dirigente, l’assunzione dei precari. Altri, che hanno riempito le piazze col grande sciopero del 5 maggio, dicono che non si sta aiutando la scuola, ma al contrario si dimenticano le legittime attese di studenti e insegnanti. Chiedono il rinnovo del contratto, maggiori fondi e soprattutto più collegialità, denunciano i troppi poteri al dirigente, una strisciante “aziendalizzazione” delle classi. 
  Difficile ridisegnare la scuola con una legge che nasce per assumere i precari, continua con l’affermazione dell’autonomia e contiene molte spinte ad una liberalizzazione. In realtà una “vera riforma” avrebbe dovuto avere per obiettivo l’innalzamento delle competenze degli studenti, il superamento delle disuguaglianze e il contrasto alla dispersione. Ma è ormai difficile cambiare direzione. 
   Il Parlamento ha modificato in modo abbastanza sostanziale alcuni punti. Ha affiancato il dirigente con il supporto dei colleghi, ha razionalizzato le nomine dei docenti. In breve: saranno inseriti in albi per ambiti territoriali, verranno poi individuati dalle scuole in base ai fabbisogni di competenze.
  Alcuni punti hanno avuto, per fortuna, una modifica radicale, come l’apprendistato, previsto per i quindicenni e ora soppresso. Il legittimo timore era che si spingessero “fuori dalla scuola” i ragazzi verso il lavoro in alternativa allo studio anziché aggiungere una formazione al lavoro all’obbligo.
Su alcuni punti le nostre proposte sono state accolte: più dirigenti tecnici (ispettori) altrimenti tutto il sistema non si regge. Prevedere uno staff attorno al Dirigente, altrimenti per le 1500 scuole a reggenza la situazione peggiorerebbe. Abbiamo ottenuto un chiaro rilievo, nella legge, all’integrazione degli immigrati e soprattutto all’intercultura, prima assente.  
  Si è ottenuto un compromesso sul 5×1000, da dare alle scuole. Non mi preoccupa  -anzi- la partecipazione delle famiglie, non temo, come viene paventato, la privatizzazione dell’istruzione, ma piuttosto il fatto che il 5×1000 da dare alle scuole sia  sottratto al Terzo settore e alla ricerca. Il Governo aggiunga risorse.
  Sui precari.. Soluzioni di compromesso per gli idonei al concorso  2012, i vincitori TFA.. Io mi sono spesa per i laureati in Scienze della Formazione Primaria, che hanno una vera abilitazione per insegnare, 5 anni di studi di discipline e di didattica e ora si trovano penalizzati.

Infine la formazione iniziale. Avevamo un’occasione per rivedere la formazione dei futuri insegnanti della secondaria con un percorso universitario che dovrebbe unire conoscenze e competenze, corsi e tirocinio. Si va invece verso un modello di svuotamento della formazione a livello universitario, con una specializzazione a scuola rimandata a dopo un concorso. In pratica c’è il rischio che si crei si un serbatoio per le supplenze, ma ci si formi all’insegnamento troppo tardi, quando si ha già un contratto a tempo determinato.

Scuola: Santerini, ddl modificato ma ascoltare disagio

(ANSA) – ROMA, 5 MAG – “La manifestazione di oggi esprime un diffuso disagio del mondo della scuola, che va ascoltato. Forse
non tutti sono informati di una serie di modifiche che alla Camera sono state finora apportate al Ddl “Buona scuola”, come
l’attenuazione della leadership del Dirigente nell’elaborazione del Piano dell’Offerta formativa, o la soppressione della norma
sull’apprendistato, che rischiava di non contrastare la dispersione scolastica. Quindi non tutti gli slogan dei manifestanti rispondono alla realta’ dei fatti. Tuttavia, ci sono anche buone ragioni per protestare: non tanto per quello che il Disegno di legge prevede, ma soprattutto per quello che non
contiene”. Lo afferma la deputata Milena Santerini, capogruppo ‘Per l’Italia-Centro Democratico’ in commissione Cultura e
Istruzione della Camera.(ANSA).

Scuola:ddl;associazioni,9% stranieri,potenziare intercultura

Santerini(Pi-Cd),auspico accordo per valorizzare questi alunni
(ANSA) – ROMA, 29 APR – Potenziare l’insegnamento dell’italiano come lingua seconda per gli studenti stranieri e puntare su una scuola dell’intercultura: sono alcune richieste di modifica all’art. 2 del ddl “La Buona scuola”, che diverse realta’ associative, tra cui Ismu, Fondazione Exodus, Cies,
Movimento politico per l’unita’, Rete scuole migranti, Comunita’di S.Egidio e WeWorld, rivolgono alla Commissione Cultura della Camera e ai parlamentari impegnati nella discussione del provvedimento.
In un documento comune, presentato oggi alla Camera, le associazioni ricordano che sono 800 mila gli alunni stranieri nelle scuole italiane, pari al 9% della popolazione scolastica:pertanto serve “una scuola in cui gli alunni ‘non piu’ stranieri’ siano considerati a pieno titolo cittadini”.
“Stiamo modificando il ddl – ha affermato Milena Santerini, capogruppo Pi-Cd in commissione Cultura – mi auguro che si trovi un accordo per valorizzare questi alunni non piu’ stranieri, con misure specifiche, come il potenziamento dell’insegnamento dell’italiano lingua seconda, ma anche introducendo l’intercultura come dimensione ordinaria e quotidiana nella scuola e nel curriculo”.
In particolare le realta’ associative chiedono che nel ddl venga “affermato chiaramente tra gli obiettivi lo sviluppo della dimensione interculturale nel curricolo scolastico e nella vita della scuola, anche attraverso l’apporto delle comunita’ di origine e dei mediatori culturali”; “si sviluppino competenze di cittadinanza attiva e democratica e interculturali”; “si potenzino i corsi di insegnamento intensivo della lingua italiana per i neo arrivati, da organizzare anche in collaborazione con gli enti locali e le associazioni del terzo settore e del volontariato”; “si assegni una quota dei posti per il potenziamento dell’offerta formativa a funzioni di tutor, per la realizzazione di percorsi individuali di apprendimento e di didattica laboratoriale, nelle aree a forte processo migratorio o caratterizzate da elevati tassi di dispersione scolastica”.
Al di la’ del provvedimento in discussione, le associazioni auspicano infine l’approvazione della riforma di cittadinanza.(ANSA).