PENSIONI DEI PROFESSORI UNIVERSITARI: NO A TAGLI LINEARI

La norma del decreto 90 sul personale della Pubblica Amministrazione che prevede la pensione per i professori universitari non prima dei 68 anni è una soluzione accettabile per contemperare sia le esigenze di rinnovamento dell’università sia quella di non “decapitare” le Facoltà attuali. Oggi l’età della pensione sarebbe 70 anni, le proposte oscillavano tra 62 e 65, col nuovo testo viene recepito un emendamento da me presentato che fissa a 68 anni la possibilità per i Senati accademici di mandare in pensione i professori.

È sicuramente necessario far spazio ai giovani nell’insegnamento universitario per abbassare l’età media. Il problema è che questo non avverrebbe con questi “tagli lineari” che considerano il valore dell’accumulazione della conoscenza e dell’esperienza e avrebbe operato in modo indiscriminato tra i professori. Non a caso nella maggioranza dei paesi europei l’età della pensione per i docenti è stata alzata, e negli USA non esiste limite.

Non è automatico che vengano assunti i giovani al posto dei più anziani se non si attua una politica di complessivo ringiovanimento. Bene quindi che prioritariamente al posto del docente senior si assuma uno junior. Funzionerebbe, insomma, una politica che si basa su elementi valutativi per gestire le carriere universitarie e distingue tra i singoli casi. Non dobbiamo più assistere a esiti paradossali nelle politiche del pensionamento, ad esempio impedendo a chi vuole smettere di lavorare nella scuola di farlo (i cosiddetti “quota 96”) e invece imponendolo a un’intera categoria di docenti universitari.

SCUOLA “BENE COMUNE” APPELLO PER VOTARE B AL REFERENDUM DEL PROSSIMO 26 MAGGIO A BOLOGNA

SCUOLA: BENE COMUNE

I bambini sono, o dovrebbero essere, tutti uguali.

  1. Hanno diritto, quindi, ad essere educati ed istruiti in un sistema scolastico pubblico, integrato ed unico.
  2. L’integrazione della scuola statale e paritaria in un unico sistema scolastico nazionale rappresenta un fatto positivo e concreto; un valore che deve essere fatto crescere.
  3. Per rispondere ai bisogni educativi e di istruzione abbiamo bisogno di tutte le componenti della società, in modo da rafforzare il sistema pubblico di istruzione, oggi troppo debole davanti alle nuove sfide educative dei nostri giorni.
  4. L’integrazione del sistema è una delle espressioni di nuova governance sociale che deve avere una sempre maggiore partecipazione della cittadinanza: uno sforzo comune operato da tutte le componenti della società, una buona prassi che dovremmo realizzare in più settori. Si tratta di una vera alleanza educativa, la stessa di cui necessita il sistema Italia per ripartire dalla crisi.
  5. I servizi per l’infanzia sono un esempio di comunità attiva, articolata e unita: cerchiamo di prenderci cura insieme di questa grande tradizione italiana.
  6. La cooperazione tra i diversi soggetti che operano nel sistema di istruzione pubblica, siano essi istituti statali o paritari, rappresenta di fatto una notevole fonte di risparmio per le casse dello Stato italiano; interromperla andrebbe a danno dei bambini stessi.

Per questi motivi sosteniamo coloro che il prossimo 26 Maggio nel comune di Bologna voteranno B al referendum sul sistema cittadino integrato della scuola d’infanzia, per i bambini da 3 a 6 anni.

Per sottoscrivere l’appello mettere il proprio nome, cognome e professione nei commenti qui sotto, verrà poi inserito nell’elenco dei firmatari

SCUOLA: SANTERINI (PI), PROGRAMMA RENZI SUBITO ALLA PROVA

(AGENPARL) – Roma, 11 MAR – “Il programma di Renzi sulla scuola va messo subito alla prova. Edilizia scolastica, riordino del reclutamento, scatti stipendiali, sono tutte emergenze da affrontare rapidamente. Si aggiunga la questione dei 355 dirigenti scolastici della Lombardia verso i quali il Miur dovrebbe prestare particolare attenzione, insieme a quella di altre regioni”.

Lo dichiara il capogruppo dei Popolari Per l’Italia in commissione Cultura e Istruzione della Camera, Milena Santerini, anche a seguito delle verifiche annunciate dal sottosegretario Reggi e dalle misure che saranno approvate nel prossimo Consiglio dei Ministri.

“Ma la scuola – sottolinea Santerini – non è solo mura e soldi: è una visione della cultura e della formazione che può cambiare un paese. I Popolari per l’Italia, in questa prospettiva, hanno presentato un’indagine conoscitiva sulla dispersione scolastica che in Italia è al 17 per cento, percentuale maggiore che in altri paesi. Occuparsi degli abbandoni significa partire dagli studenti e non solo dagli insegnanti.

Chiediamo quindi un confronto preciso sul programma-scuola che, come positivamente annunciato da Renzi, è ai primi posti nell’interesse del governo”.

SCUOLA: SANTERINI, FAREMO INDAGINE CONOSCITIVA SU DISPERSIONE

(ANSA) – ROMA, 12 FEB – ”Avvieremo un’indagine conoscitiva sulla dispersione scolastica, un fenomeno che coincide con la qualita’ della scuola e dell’istruzione”. E’ quanto ha proposto la deputata di Per l’Italia, Milena Santerini, durante l’audizione del sottosegretario all’Istruzione, Marco Rossi Doria, in Commissione Cultura alla Camera, sul tema della dispersione scolastica.

”Rimarra’ agli atti, in termini di politiche pubbliche – ha affermato il sottosegretario – che il Parlamento ha discusso del piu’ importante fenomeno di ingiustizia che l’Italia conosce da molti anni. E’ un atto di meritocrazia che va ascritto a questa Commissione”. ”L’ultima volta che avvenne” un fatto simile, ha osservato Rossi Doria, ”fu 15 anni fa quando la Commissione del Senato fece un’indagine e un rapporto” sull’argomento.

TUTTOSCUOLA SUL CONVEGNO DA ME PROMOSSO ALLA CAMERA DEI DEPUTATI “DIPLOMARSI CON SUCCESSO A 18 ANNI”

25 Gennaio 2014

Diploma a 18 anni. Il quinto anno come ‘anno ponte’ Tra le ipotesi considerate nel seminario c’è stata anche quella di sperimentare l’utilizzazione dell’ultimo anno di scuola secondaria come anno ponte tra la scuola da una parte e l’istruzione superiore (universitaria e tecnica) e il mondo del lavoro dall’altra. In questa ipotesi l’esame sarebbe sostenuto solo su due o tre materie scelte dal candidato (per le altre, con programma ridotto, basterebbe lo scrutinio di fine anno), ma a certe condizioni da concordare con le università e le imprese l’esito positivo dell’esame comporterebbe il riconoscimento al candidato di crediti universitari (CFU) o professionali (utili per esempio per l’accesso privilegiato allo stage o al lavoro). I vantaggi di questa soluzione, prospettata da Orazio Niceforo, redattore di Tuttoscuola e moderatore del dibattito svoltosi nella seconda parte dell’incontro – ma ripresa con approcci e motivazioni diverse dai relatori più ‘sistemisti’ come la sociologa Luisa Ribolzi, componente dell’Anvur, e l’economista Andrea Gavosto, direttore della Fondazione Agnelli, e presa in considerazione anche da Paolo Ferratini, membro della commissione di studio ad hoc nominata dall’ex ministro Profumo – sono molteplici: l’anno ponte legherebbe la scelta delle materie d’esame al tipo di studi o di lavoro che il candidato intenderebbe intraprendere; ridurrebbe sensibilmente la percentuale dei fallimenti all’inizio degli studi universitari; darebbe alle imprese più garanzie di preparazione di quelle connesse al possesso del titolo tradizionale; farebbe ‘risparmiare’ egualmente un anno perché nell’intesa con le università per il riconoscimento dei CFU si potrebbe prevedere l’iscrizione al secondo anno o una riduzione del triennio (laurea di primo livello) a un biennio; potrebbe essere introdotta rapidamente sulla base della normativa vigente sulla sperimentazione senza richiedere, almeno per qualche anno, una copertura legislativa. E, last but not least, non avrebbe ripercussioni sull’organico dei docenti (se non eventuali adattamenti con il contestuale rafforzamento delle azioni ad esempio contro la dispersione scolastica). Vedremo presto, anche in vista della ‘Costituente della scuola’ annunciata dal ministro Carrozza, se la meritoria iniziativa della deputata Santerini avrà contribuito ad accelerare i tempi di una decisione che appare matura.

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SCUOLA: DECISIONE GOVERNO (SU RINUNCIA ALLA RESTITUZIONE DEGLI SCATTI) GIUSTA E OPPORTUNA

“E’ giusto e opportuno che il governo rinunci alla restituzione degli scatti di anzianità da parte degli insegnanti. Non è lo Stato in credito con i docenti, ma esattamente il contrario, perché deve restituire loro retribuzioni adeguate, dignità sociale e buone condizioni di lavoro. Come gruppo Per l’Italia continueremo a garantire una vigilanza quotidiana sui problemi della scuola, sui diritti degli studenti e degli insegnanti”. Lo dichiara in una nota la deputata Milena Santerini, capogruppo Per l’Italia in commissione Cultura della Camera. “In proposito – sottolinea Santerini – chiediamo al governo una risposta anche sulla necessaria formazione dei docenti, fattore centrale per la qualità della scuola”.

PI A GOVERNO: GRAVE-IMBRAZZANTE TAGLIO RECUPERO SCATTI A DOCENTI.VALORIZZAZIONE INSEGNANTI PARTA DA RINUNCIA A DECURTAZIONE”

Roma, 7 gen. (TMNews) – “La richiesta di restituzione degli scatti stipendiali di anzianità al personale scolastico e’ grave e imbarazzante. Il già magro stipendio dei docenti non può essere decurtato di ben 150 euro mensili quando sussistono privilegi per categorie più fortunate”. Lo ha affermato in una dichiarazione la deputata Milena Santerini, capogruppo Per l’Italia in commissione Cultura della Camera.

“Gli automatismi di carriera sono stati salvati per molte categorie ma non per i dipendenti pubblici della scuola, che hanno già pagato in modo significativo la crisi economica italiana. La tanto invocata valorizzazione degli insegnanti cominci dalla rinuncia al taglio del loro stipendio”, ha aggiunto.