PIÙ O MENO EUROPA?

Elezioni europee alle porte. Andiamo a rinnovare 751 membri del parlamento europeo (73 in Italia). La domanda che molti si fanno è: ci vuole più Europa?

C’è anche chi ne vuole meno. Siamo di fronte a una grave crisi di fiducia nella UE, crescono i partiti populisti, l’insofferenza, l’ostilità verso un mondo lontano a cui si imputano le misure di austerità che hanno affaticato tante famiglie. Si rischia di dilapidare un patrimonio immenso, una casa costruita con fatica per accogliere i dispersi dalle macerie della guerra.

Certo, ci sono alcune ragioni per criticare il “mostro buono di Bruxelles” (così la definisce Enzensberger). Troppa burocrazia, sigle astruse, tanti livelli forse inutili, ma soprattutto un “deficit di democrazia”. Perché? Il Parlamento, eletto dai cittadini, rappresenta i popoli; il Consiglio europeo i governi. La Commissione è un organo tecnico-giuridico. Si parla di deficit perché il Parlamento – eletto – ha meno potere ad esempio sul budget rispetto alla Commissione, non eletta e non revocabile. Perché il linguaggio è spesso complicato, lontano dalla gente. La gente non si affeziona all’Europa perché, dicono, non esprime il consenso popolare.

In questo senso, il salto politico delle elezioni del maggio 2014 è significativo. Per la prima volta, scegliendo i candidati alla Commissione europea si tenta di colmare il gap tra rappresentanza e potere tecnico, scegliendo un modello di Europa.

“NON È QUI, È RISORTO”

risortoCari amici,

con gli auguri di buona Pasqua vi mando l’immagine della sedia vuota rimasta dopo che un uomo, in Iran, ha evitato l’impiccagione.

Bilal aveva ucciso un coetaneo in una rissa di strada e per questo era stato condannato a morte. Al momento dell’esecuzione la madre del ragazzo, dopo aver schiaffeggiato Bilal, lo ha graziato. Gli hanno tolte le bende dagli occhi ed è rimasto vivo, perdonato.

In quella sedia, sul palco dove lo spettacolo della pena di morte non si è più tenuto, vediamo il sepolcro vuoto dove i discepoli, dopo la croce, vanno a cercare Gesù. Non è più qui, è risorto.

IMMIGRATI: SANTERINI (PI), SERVE POLITICA ACCOGLIENZA NON DELLA PAURA

(ASCA) – Roma, 16 apr 2014 – ”Gli sbarchi nel Mediterraneo richiedono una politica dell’accoglienza e non una politica della paura. Per l’Italia e’ un vanto il fatto di aver salvato la vita a tanti naufraghi con l’operazione MareNostrum.

I flussi migratori sono cambiati, molti sono rifugiati a causa della guerra nei loro paesi, quindi oradobbiamo provvedere a mettere in campo politiche diverse: dauna parte migliorare la qualita’ dell’accoglienza, dall’altra un piano di ”resettlement’, di reinsediamento dei rifugiatida distribuire non solo chiamando in causa le Regioni, ma soprattutto l’Europa, perche’ la sfida che abbiamo di fronte e’ un test di solidarieta’ europea. Chiediamo un rafforzamento delle misure da parte dell’Ue per promuovere sicurezza e accoglienza, che possono, devono essere entrambe promosse”. Lo ha affermato in Aula la deputata dei Popolari Per l’Italia Milena Santerini, durante lo svolgimento dell’informativa urgente del Governo sulle dichiarazioni del Ministro dell’Interno relative ad un ingente incremento delflusso di migranti e sulle misure che si intenda adottare per farvi fronte.

”Abbiamo appena abrogato il reato clandestinita’: sfatiamo l’idea che gli arrivi aumenteranno o che a diminuirli siano state le politiche intransigenti. Piuttosto-ha sottolineato Santerini -, occorre sostenere i Comuni,tra cui Roma, che ha dato disponibilita’ a un aumento deiposti per i rifugiati”.

PARTECIPO ALLA PRESENTAZIONE DEL LIBRO “RWANDA, LA CATTIVA MEMORIA COSA RIMANE DEL GENOCIDIO CHE HA LASCIATO INDIFFERENTE IL MONDO”

copertinaRwandaInfinito edizioni – nuovo in libreria

Rwanda, la cattiva memoria

Cosa rimane del genocidio che ha lasciato indifferente il mondo

(€ 12 – pag 140)

Di Françoise Kankindi e Daniele Scaglione

Prefazione di Luigi Ciotti

Introduzione di Yolande Mukagasana

Cento giorni, il Paese delle mille colline, un milione di morti

Il 6 aprile 1994 segna l’inizio del genocidio rwandese. Cento giorni di atrocità, uccisioni e massacri tra tutsi e hutu, un milione di morti. Non si è trattato di una guerra tra tribù africane, la verità è un’altra: lo sterminio del popolo tutsi era stato attentamente programmato a tavolino. Un’analisi superficiale potrebbe dire che fu il governo rwandese, capitanato dagli estremisti hutu, a complottare affinché i tutsi venissero sterminati. Ma è una cattiva memoria: gli hutu erano stati imposti al governo rwandese nel 1959 dalle alte cariche che governavano l’Occidente. Inoltre, prima e soprattutto durante i massacri, l’Onu e i potenti del mondo hanno ignorato le richieste d’aiuto dei tutsi, e alcuni, come la Francia, hanno fornito armi e sostegno agli hutu.

Con Rwanda, la cattiva memoria Daniele Scaglione, un occidentale che al tempo “non aveva capito niente” e Françoise Kankindi, rwandese che nel 1994 vedeva dall’Italia il suo popolo nel sangue, sono riusciti a far emergere la verità. In modo che gli occhi dell’Occidente siano aperti e non si chiudano mai più davanti a un genocidio ignorato.

“Durarono oltre tre mesi i massacri dei tutsi. Donne, bambini, vecchi, persino malati nei letti d’ospedale. Cento giorni di massacri durante i quali fummo perseguitati dai nostri assassini e dal silenzio del mondo. Eravamo come una piccola isola nel mezzo di un oceano in cui infuriava la tempesta. Nessuno venne in nostro soccorso. E quando il mondo cominciò appena a provare vergogna, i nostri morti già superavano il milione”. (Yolande Mukagasana)

“Il libro ricostruisce con grande precisione e chiarezza l’opera di disinformazione messa in atto. E proprio così, mostrando le contraddizioni della verità ‘ufficiale’ e della ‘cattiva memoria’ che l’accompagna – memoria che resta in superficie, che non distingue, che ha fretta di ‘celebrare’ per meglio dimenticare – restituisce dignità alle vittime e coraggio a chi, sopravvissuto, sentendosi morto ‘dentro’ ha preferito rimuovere”. (Luigi Ciotti)

Gli autori

Françoise Kankindi

è presidente dell’associazione Bene Rwanda, che ha fondato nel 2006. Nata già profuga da genitori rwandesi in Burundi, nel 1992 si è trasferita in Italia dove tutt’oggi vive.

Daniele Scaglione

(Torino, 1967), è direttore scientifico dell’associazione Certosa 1515, che si occupa di formazione e promozione di giustizia sociale e diritti umani. Ha lavorato per ActionAid ed è stato presidente di Amnesty International. Per Infinito edizioni ha scritto La bicicletta che salverà il mondo (2011) e Rwanda. Istruzioni per un genocidio (2010).

LA POLITICA AL TEMPO DEL RENZISMO

Il nuovo governo Renzi è messo alla prova su molti fronti. Molti non hanno capito e approvato la spallata al governo Letta, che pur con lentezze e incertezze stava procedendo nella giusta direzione. Ora, aspettiamo di vedere i frutti di un’accelerazione che dovrebbe portare risultati su molti aspetti: il pagamento dei debiti, le misure di aiuto all’economia e la lotta alla disoccupazione.

La riforma elettorale è un altro banco di prova che però presenta molti punti preoccupanti. La soglia troppo alta non tutela i partiti piccoli, la mancanza di preferenze e le liste bloccate frenano la qualità della democrazia. Ma si va avanti a tappe forzate, senza molte possibilità di dissenso.

Il tema che ha scaldato più gli animi è stata la parità di genere, cioè prevedere almeno il 50%di donne alternate nelle liste. Sono convinta che dare una spinta all’ingresso delle donne in politica sia necessario, anche se è una forzatura. Da un lato dico “se non ora quando” perché promuovere e favorire non significa garantire e se non c’è l’obbligo i partiti tenderanno comunque a chiudere la porta alle donne. Certo, avrei preferito che fosse la società a scegliere le donne più competenti e quindi abbiamo proposto le preferenze di genere, al posto dell’inserimento obbligato delle quote femminili in liste bloccate.

Da parte mia, in questi mesi proseguo nell’indagine conoscitiva sulla dispersione scolastica, finalmente si parla di alunni/studenti e non solo di insegnanti.

Difendo i dirigenti scolastici della Lombardia che dopo due anni di ricorsi e ritardi dovevano prendere servizio in scuole dissestate ma poche ore prima sono stati revocati.

Premo perché siano spesi i 10 milioni di aiuti agli indigenti che permettono alle associazioni e comunità di aiutare i più poveri. Molti hanno firmato la mia proposta di legge sui Giusti dell’umanità, quelli che nei totalitarismi di ogni tipo, dalla Shoah ai gulag, dal Rwanda e Cambogia, hanno difeso i diritti di tutti.

I Popolari seguono come sempre una posizione di responsabilità. Chiedono al governo di procedere rapidamente ma con serietà perché i problemi sono troppi complessi per essere trattati con slogan. Insomma, consiglierei a Renzi il proverbio africano: “se vuoi andare veloce, vai da solo. Se vuoi andare lontano, vai insieme agli altri”.

CUSTODIRE E DIFFONDERE LA MEMORIA DEL BENE (LA MIA INTERVISTA SUI GIUSTI A FUTUROEUROPA)

CUSTODIRE E DIFFONDERE LA MEMORIA DEL BENE (LA MIA INTERVISTA SUI GIUSTI A FUTUROEUROPA)

Il Parlamento Europeo, nel maggio del 2012, dichiarava il suo sostegno all’istituzione di una Giornata europea dei Giusti per ricordare coloro che hanno salvato vite e difeso la dignità umana durante i genocidi e i totalitarismi in tutto il mondo. “A vent’anni dal genocidio del Rwanda, in prossimità dell’anniversario di quello armeno e cambogiano, la memoria dei Giusti ricorda coloro che hanno avuto il coraggio di opporsi in nome della giustizia. Sul modello dei Giusti tra le Nazioni, riconoscimento dato a chi ha salvato gli ebrei durante il periodo nazi fascista, questi uomini e donne insegnano alle giovani generazioni che è sempre possibile difendere ‘l’altro’ anche durante le persecuzioni e i genocidi che hanno caratterizzato il XX secolo e, purtroppo, anche il nostro”.

Abbiamo incontrato l’On. Milena Santerini (tra i fondatori di “Popolari per l’Italia” e prima firmataria della proposta di Legge istitutiva della Giornata in memoria dei Giusti dell’umanità da celebrare il 6 marzo di ogni anno, come in tutta Europa) a margine del Convegno “Giusti dell’umanità. Memoria del bene e prevenzione dei genocidi”, organizzato a Montecitorio dal Gruppo “Popolari per l’Italia” della Camera dei Deputati in collaborazione con la Onlus “Gariwo – la foresta dei Giusti”, che ha visto anche la partecipazione di alcuni testimoni diretti dei tragici eventi dell’ultimo secolo.

Onorevole Santerini, la sua proposta di legge per l’istituzione della Giornata in memoria dei Giusti dell’umanità porta con sé una profonda motivazione all’educazione alla responsabilità. Chi sono i Giusti che si vogliono ricordare nella Giornata della memoria?

“I Giusti dell’umanità sono coloro che, nel corso della storia, si sono distinti per avere avuto la forza di difendere i diritti umani e la forza della verità, anche nelle circostanze più difficili e disumane, coloro che hanno saputo contrastare con coraggio le ingiustizie. Fare memoria della gente comune che è stata capace di non restare indifferente vuol dir promuovere una cultura della responsabilità e dell’impegno a favore del bene. Il ‘900 è stato definito il secolo dei genocidi perché ha visto non solo i periodi dei totalitarismi ma anche le stragi di cui sono state vittime, tra gli altri, armeni, bosniaci, cambogiani, rwandesi: anche in questo secolo abbiamo assistito, purtroppo, a nuovi crimini contro l’umanità che hanno prodotto innumerevoli vittime innocenti. Nel buio di questi eventi, le figure dei Giusti di tutto il mondo ci ricordano che chiunque è libero di dire di no e di opporsi alla violenza, aiutando gli altri esseri umani.”

In che modo siamo debitori verso queste figure semplici, gente comune che è stata capace di atti eroici?

“Il coraggio di un solo uomo può fare la differenza fra il bene e il male. Questo incancellabile insegnamento dei Giusti di tutto il mondo è un messaggio che non deve andare perduto, che deve essere rinnovato e divulgato. Noi spesso raccontiamo la storia dei salvati, per fare memoria e per comunicare il bene è necessario raccontare anche la storia dei salvatori. Non tutti hanno incontrato i giusti, ma la storia ci dice che questi esistono e che vanno ricordati. Noi siamo debitori anche verso tutti quelli che si sono battuti per la memoria dei giusti, perché la causa dei giusti aiuta l’umanità ad essere migliore. Del resto la memoria del bene è il miglior antidoto alla pedagogia dell’estremo che non credo riesca a fare buona educazione, non credo possa servire alle nuove generazioni per conquistarle alla causa della giustizia. I ragazzi delle nostre scuole, nel fare memoria dei Giusti, il 6 marzo di ogni anno, potranno entrare in contatto con la storia, l’impegno e l’esempio di questi uomini e donne che hanno scelto il bene. La proposta di legge, che non prevede nessun onore a carico della finanza pubblica, si pone quindi l’obiettivo di diffondere la conoscenza di chi ha scelto di esercitare la propria responsabilità come strumento di lotta verso le ingiustizie. Esperienze educative e didattiche capaci di diffondere ed insegnare la consapevolezza dell’esercizio del bene anche nelle situazioni più avverse”.

Oggi più che mai abbiamo bisogno di fare memoria del bene per combattere il cinismo e l’indifferenza…

“Noi sappiamo che la definizione di Giusto ha profonde radici nella cultura ebraica. Nel Talmud ci viene ricordato che salvare una vita è salvare il mondo intero. E i gentili Giusti sono coloro che si sono adoperati per salvare la vita anche di un solo ebreo durante la Shoah. Oggi abbiamo ricordato tutti i genocidi ed estendere la nozione di Giusto significa fare memoria del bene in tutti i luoghi della terra dove il buio del male voleva distruggere e portare dolore. Ma i Giusti non sono stati indifferenti e hanno mantenuto viva la dignità della persona. Grazie all’eredità filosofica del magistrato israeliano Moshe Bejski, oggi ricordiamo le opere dei Giusti che hanno avversato regimi sanguinari, ideologie totalitarie e razziste, lottando contro verità dominanti, per dare aiuto ad altri esseri umani. Rendere viva e rinnovata la memoria di questi esempi di grande valore morale e civile può insegnare a tutti l’importanza di sentirsi responsabili, in prima persona, della difesa dei diritti umani, del soccorso ai più deboli, della ricerca della verità nella propria coscienza. Il ricordo dei Giusti richiama ognuno di noi all’impegno verso la democrazia, alla lotta contro il razzismo e l’intolleranza, ad avversare ogni forma di prevaricazione dell’uomo sull’uomo. Ricordiamo che in questo momento abbiamo gravi crisi internazionali come in Sud Sudan e in Ucraina. Non possiamo voltarci dall’altra parte di fronte a nuove forme di irresponsabilità organizzata. Il male non ha una dimensione fatale, possiamo scegliere il bene. Dedicare un giorno per la memoria di tutti i Giusti dell’umanità significa mantenere vivo il loro esempio e tramandare alle nuove generazioni i valori più alti della cultura italiana ed europea”.

http://www.futuro-europa.it/santerini-ppi-custodire-e-diffondere-la-memoria-del-bene/

NASCE IL MOVIMENTO POPOLARI PER L’ITALIA, MAURO, IL PRESIDENTE, ANNUNCIA: “NUOVA FORMAZIONE ARGINE CONTRO TUTTI I POPULISMI”

(ANSA) – ROMA, 28 GEN – I ‘popolari’ si organizzano in partito e nasce Popolari per l’Italia, un movimento che terra’ tra una decina di giorni la sua assemblea costituente per raccogliere le adesioni di quanti si riconoscono nelle sue radici. A tenerlo a battesimo, tra gli altri, il ministro Mario Mauro, che in attesa della definizione dell’organigramma ne svolge il ruolo di presidente.

“Vale la pena definirsi popolari se questo vuol dire fare una battaglia per la liberta’, per la vita e per migliorare le condizioni di vita delle persone” annuncia Mauro sottolineando che la nuova formazione intende fare da argine a tutti i”populismi che minano alle fondamenta lo stato di diritto”. I nuovi ‘popolari’, annuncia Mauro, “sottoporranno il Movimento al vaglio degli elettori” gia’ alle prossime europee.

I Popolari puntano intanto a costituirsi come elemento di dialogo con l’associazionismo con cui punta a stringere legami a partire dal livello territoriale “il vero punto di partenza per un recupero della partecipazione politica”. La campagna di adesione al nuovo partito e’ quindi aperta: per farlo, per iscriversi, si puo’ fare via web al sito www.popolariperlitalia.org. (ANSA).