No Hate Alliance, politica europea contro l’odio: situazione in Italia

Intervento al Consiglio d’Europa – 20 marzo 2015

L’Italia possiede vari strumenti giuridici e politici per contrastare l’odio, a partire dell’art.3 della Costituzione che vieta ogni tipo di discriminazione per motivi di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. Sono state inoltre ratificate numerose Convenzioni Internazionali sui diritti dell’uomo.
Vorrei però sottolineare il contesto sociale, economico e politico in cui si colloca attualmente la lotta alle discriminazioni. Un elemento importante riguarda l’afflusso dei profughi e rifugiati nel Mediterraneo, che nel 2014 sono raddoppiati (124.000) rispetto all’anno precedente, a causa dell’instabilità in Siria, Iraq, Egitto, Eritrea, Somalia e in molti paesi africani e asiatici. Come è noto, la psicosi “dell’invasione” contribuisce a far crescere in Europa la xenofobia. Nel caso italiano, l’operazione Mare Nostrum, che ha coordinato operazioni di soccorso dei naufraghi, ha in realtà restituito il “volto umano” dell’immigrazione, riscuotendo ampio consenso. Tuttavia, alcune forze politiche sfruttano questo tema, introducendo un linguaggio discriminatorio nel discorso pubblico, e in alcuni casi esplicitamente razzista.
Presenterei poi almeno tre sfide – tra le altre- che si presentano al movimento No Hate in Italia.
La prima riguarda la situazione dei Rom, meno di 200.000, cioè lo 0,23% della popolazione. Di questi almeno 40.000 vivono in situazioni di disagio o nei cosiddetti “campi nomadi”. A seguito del forte afflusso di rom romeni dal 2007 é stata proclamato in Italia lo stato di emergenza in tre Regioni; ovviamente questo non può essere il modo di affrontare i problemi. Nel 2011 è stato annullato ma permangono gli sgomberi dei campi effettuati senza garanzie. È necessario affrontare una seria lotta alle discriminazioni eliminando gli ostacoli che impediscono ai Rom l’accesso al lavoro, alla casa e alla scuola soprattutto per il crescere dell’antigitanismo. In questo senso è utile la formazione a livello scolastico, e la diffusione di siti come www.romsintimemory.it che raccolgono testimonianze di Rom e Sinti sopravvissuti alla deportazione e sterminio durante la seconda guerra mondiale.
Secondariamente, i dati sull’antisemitismo in Italia parlano di circa 50 episodi di attacchi ogni anno che però sono divenuti 80 nel 2014, anche in concomitanza con l’aggravarsi della crisi Israelo-palestinese. Richiede particolare attenzione anche la crescita dell’antisemitismo online. I siti razzisti e antisemiti sul web sono aumentati del 40% negli ultimi sei anni (sono oggi circa 1200). Numerosi interventi sono stati realizzati su questo tema. A livello normativo, sono in discussione proposte che aggravano le pene per chi usa nel discorso discriminatorio anche l’argomento della negazione della Shoah, o che prevedono nuovi strumenti per contrastare il razzismo online. Su questo punto va citata l’attività dell’Osservatorio dell’antisemitismo online del Centro di documentazione ebraica contemporanea e il Memoriale della Shoah di Milano.
Per quanto riguarda l’hate speech online, è stata recentemente realizzata in Italia una ricerca che presenta una sorta di “mappa geografica” dell’intolleranza analizzando due milioni di tweet. Si sono così identificate alcune zone dove l’intolleranza verso donne, immigrati, ebrei, omosessuali e disabili è più diffusa. La Camera dei deputati si sta impegnando, a questo proposito, sia promuovendo una Carta dei dei diritti e doveri su Internet, sia diffondendo nelle scuole il manuale Bookmarks del Consiglio d’Europa.

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