Legge “antimoschee” in Lombardia, lesa la libertà religiosa.

La Regione Lombardia ha varato norme restrittive per l’edificazione di nuovi edifici di culto per le religioni non concordatarie. La legge n.62/2015 che modifica la legge n.12 del 15 Marzo , che entrerà in vigore nei prossimi giorni, richiede nuovi rigidissimi adempimenti perché possa essere costruito un luogo di preghiera. Oltre a superfici molto ampie di parcheggi e impianti di videosorveglianza, tra l’altro si chiede che ci sia una distanza minima tra luoghi di culto.  Tutte queste misure si presentano di ostacolo rispetto all’art. 19 della Costituzione, che dà ad ognuno il diritto di praticare la propria religione. La soluzione più rispettosa della libertà religiosa è invece quella prevista dal recente bando del Comune di Milano che mette a disposizione dei diversi culti alcune aree di proprietà del Comune al momento non utilizzate. Si noti che nel bando vengono messe a disposizione e concesse per trent’anni solo aree che poi le confessioni religiose vincitrici dovranno edificare a loro spese.

   Il rischio delle norme regionali, inoltre, è che in questo modo si scoraggi l’apertura di nuovi luoghi di culto e continuino invece ad esistere tanti luoghi di preghiera isolati e difficilmente controllabili. Si impedirà così a cittadini evangelici, induisti, buddisti e musulmani – non di rado italiani – di esercitare liberamente un loro diritto. Infatti, per non discriminare direttamente i musulmani, la legge rischia di colpire anche altri culti.  Per questo, la diocesi di Milano ha espresso preoccupazione sulla effettiva garanzia di libertà religiosa che questo strumento legislativo potrebbe limitare.

 La risposta al radicalismo islamico non è certo quella di discriminare i credenti, ma di lavorare attivamente per costruire una reale convivenza tra persone di culture e religioni diverse.

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