LA MIA DICHIARAZIONE DI VOTO SULL’OPERAZIONE MARE NOSTRUM. NOSTRA MOZIONE POI APPROVATA DAL GOVERNO

Nesrine, 33 anni, palestinese nata nel campo profughi di Yarmouk a Damasco, riassume tredici mesi di fuga dalla guerra siriana insieme alle due figlie di 7 e 10 anni. Prima sono scappati dalle raffiche di mitraglia, in cui è morto suo fratello più piccolo, espatriando in Egitto. Da lì, una settimana in mare stipata sul barcone e pochi giorni al centro di Pozzallo in Sicilia; poi una nuova fuga, in treno, verso Milano, dove si trova ora.

I siriani fuggono da tre anni di guerra, passano attraverso l’Egitto e la Libia, si imbarcano, raggiungono la Sicilia e poi Milano dove solo in questi ultimi mesi sono stati accolti 1100 profughi.

Alcuni sono stati incarcerati in Egitto. Dal 14 aprile 144 profughi siriani, tra cui 63 bambini, sono trattenuti in due stanze in condizioni igieniche disastrose. Ci chiedono di aprire un canale umanitario rispettando la loro condizione di rifugiati che hanno diritto all’asilo.

I siriani progettano di raggiungere il nord Europa (Svezia, Germania, Danimarca, Norvegia), dove ci sono i parenti e soprattutto una lunga e consolidata tradizione di accoglienza.

Ma ci sono anche gli eritrei: Abdou, 17 anni, 3 fratelli più piccoli, sogna di andare in Norvegia per aiutare la sua famiglia. Partito a 14 anni da un villaggio vicino a Massaua, è andato in Etiopia pagando i soldati alla frontiera per passare, poi in Sudan, Libia, e barca fino Pozzallo, poi autobus per Milano

Ahmed, 19 anni, ha passato 9 mesi nelle prigioni di Kufra, in Libia dove le condizioni sono disumane;

– Morow, 15 anni, tremava di freddo in piazza oberdan anche quando faceva caldo. Era partito dall’Eritrea 6 mesi fa, aveva delle infezioni ad un taglio della mano. Ci diceva che vivere in Libia è pericoloso, cammini e ti chiedono i soldi (faceva il segno della pistola alla tesa).

E poi ancora Mali, Nigeria, Pakistan..

In una recente audizione un funzionario del Ministero dell’Interno al Senato con involontaria ironia ha detto “qui arriva l’universo mondo”. Proprio così, forse conviene cominciare a pensare in modo globale.

Nel primo quadrimestre 2014 si è registrato un numero di persone arrivate via mare in Italia otto e volte superiore a quello rilevato nello stesso periodo nel 2013 (non solo a Lampedusa ma in altre località della Sicilia)

Mare nostrum è uno dei motivi di orgoglio per l’Italia nel complesso di una politica di accoglienza che finora è stata insufficiente. Ci permette di non vergognarci di fronte alle stragi, come per il naufragio sulle coste di Lampedusa del 3 ottobre 2013 dove morirono 366 persone, di non distogliere lo sguardo davanti al Mediterraneo diventato una tomba. Sono 5 navi al giorno più alcuni elicotteri impiegati che pattugliano le stretto di Sicilia per controllare i flussi migratori. Ed è uno sforzo che non sempre riesce a salvare, come davanti all’ennesimo naufragio il 12 maggio a sud di Lampedusa.

Circa 20.000 naufraghi sulle coste siciliane sono stati messi in salvo, sono stati arrestati circa 200 scafisti e svolti numerosi interventi sanitari. E prima del viaggio in mare ci sono le violenze in Libia o nel deserto del Sinai

Italia, Grecia e Spagna sono i Paesi che sopportano l’onere di affrontare la situazione degli sbarchi del Mediterraneo, ma servirebbe una maggiore solidarietà a livello europeo ed il semestre a guida italiana sarà un’occasione per discutere questi temi;

E’ il momento di voltare pagina nella politica sulle migrazioni. La risposta non è chiudere i fondi, ma scegliere con decisione alcune linee di azione. La più importante è il coinvolgimento dell’Unione Europa, specie in previsione della nostra presidenza nel semestre 2014.

Impegni del Governo

Siamo d’accordo con il richiedere presso la Commissione europea un ulteriore sostegno – anche tramite maggiore assistenza finanziaria delle operazioni di soccorso e salvataggio in mare- nello sforzo messo in atto dall’Italia per far fronte all’ingente flusso di sbarchi ed evitare nuove vittime;

La solidarietà europea non è una concessione, ma è stabilito dagli articoli 67 e 80 del Trattato sul funzionamento dell’Unione che in materia di immigrazione e di asilo parlano di “principio di solidarietà e di equa ripartizione delle responsabilità tra gli Stati membri”.

Presso le istituzioni europee va sostenuta la revisione delle norme del regolamento (CE) n. 604/2013 (c.d. Dublino 3) con la possibilità di far richiedere ai rifugiati domanda di asilo, già nei paesi di transito e non solo nel primo Paese di arrivo, per evitare i “viaggi della morte” per mare;

Ma anche in assenza e nelle more di una revisione di Dublino 3, possono essere realizzati uno o più uffici europei dell’immigrazione permanenti in territorio nordafricano in modo da consentire ai profughi che ne abbiano diritto il successivo reinsediamento, in tempi brevissimi, verso tutti i Paesi dell’Unione, con preferenza per quelli dove essi abbiano già legami familiari;

possiamo inoltre proporre alla Commissione europea la creazione di un centro di accoglienza europeo per immigrati sul territorio europeo (al fine di avviare un diverso percorso per i richiedenti asilo e protezione internazionale), a sostenere gli Enti Locali che hanno dato disponibilità all’accoglienza, ed in particolare il Comune di Milano, che ha visto un ingente afflusso di profughi siriani in transito per il nord Europa, e Roma Capitale, che ha aumentato notevolmente i posti disponibili per l’accoglienza.

In Italia, si aumentino i posti dello Sprar (il sistema di protezione) oggi insufficienti e si proceda nella distribuzione dei profughi nelle Regioni e nei Comuni (Roma da sola ha messo a disposizione 2500 posti) con buona pace di quelli che vorrebbero accogliere sì, ma “non nella mia città”.

Il riassetto e la distribuzione dei profughi nella rete di accoglienza in tutte le regioni vanno migliorati e si deve prevedere il coinvolgimento nell’accoglienza, attraverso la Conferenza Stato regioni , degli enti locali con un piano coerente e organico che eviti interventi paralleli e non coordinati e per di più costosi; i sistemi di accoglienza pianificati dalla Direzione Centrale dei servizi civili per l’immigrazione e l’asilo, stando anche a recenti fatti di cronaca, hanno mostrato numerose carenze e inadeguatezze;

Non dovremmo tardare nel rinforzare una cooperazione efficace per realizzare l’integrazione euro-africana. La cooperazione con l’Africa, specie nei paesi di provenienza, costituisce la risposta più lungimirante alle attuali emergenze umanitarie e ai flussi dei profughi.

Mozione n. 1-00455

Santerini,

Marazziti,

Schirò

Dellai.

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