Contro il negazionismo non basta l’aumento di pena

Ma anche contrasto sociale e culturale Roma, 13 ott. (askanews) – “La Camera approva oggi l’aumento di pena per propaganda, pubblico incitamento e pubblica istigazione all’odio se questi sono fondati sulla negazione della Shoah ovvero dei crimini di genocidio e crimini contro l’umanità”. Lo dichiara Milena Santerini, deputata del gruppo Per l’Italia-CD e presidente dell’Alleanza Parlamentare contro l’intolleranza e il razzismo del Consiglio d’Europa. “La deportazione e la distruzione degli ebrei d’Europa avvenuta durante la seconda guerra mondiale – prosegue – sono eventi che le nuove generazioni non dovranno mai dimenticare e che siamo impegnati a ricordare. Non si tratta però di colpire il negazionismo, o meglio l’opinione o la libertà di espressione in sede storica. Non si può portare la storia in tribunale. In un primo tempo le proposte sono andate in questa direzione ma il testo è stato poi fortunatamente corretto, prevedendo un’aggravante se l’istigazione – in pubblico – all’odio si fondi sulla negazione della Shoah. Sono l’incitamento e la propaganda attiva e pubblica contro i diritti dell’uomo ad essere puniti, non l’opinione”. “Rimaniamo però – conclude Santerini – perplessi, proprio in nome dell’azione condotta con l’azione parlamentare contro l’odio del Consiglio d’Europa, per l’emendamento che in sede di discussione ha riportato la pena prevista a cinque anni anziché a tre. La legge non può avere una funzione solo repressiva e questa legislatura rischia un eccesso di penalizzazione. La negazione della Shoah e dei crimini contro l’umanità va combattuta con strumenti sociali, culturali e politici non solo inasprendo la pena. Sul web si diffondono nuove forme di antisemitismo e razzismo che devono essere contrastate sul piano della conoscenza, della formazione e dell’impegno civile, non solo attraverso l’aumento delle pene”.

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